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Che fine faranno le centrali elettriche umbre? Dopo tanto rumore, ora tanto silenzio. Umbria usa e getta...

utto questo in un momento in cui il lavoro manca: molti dei dipendenti sono già in mobilità, altri assegnati alla rete di distribuzione Enel. Ma che fine faranno gli artigiani, le micro-imprese - l'indotto - che hanno curato manutenzioni e servizi per questi colossi dell'energia?

Nel silenzio generale, al massimo qualche bisbiglio si ode in lontananza, si stanno "spegnendo" anche le due storiche centrali di energia che hanno base nei territori di Bastardo e Pietrafitta. Insediamenti storici che hanno modellato il paesaggio - purtroppo non sempre in positivo, vedi l'allarme inquinamento -, le vite, il reddito ma anche la salute delle persone, dei lavoratori. 

Qualcuno potrebbe anche esultare per lo smantellamento (iniziato) della centrale di Bastardo che ha estratto energia da tempo dal carbone, pratica lontana anni luce dalle attuali fonti rinnovabili, dall'economia green. Ma in verità c'è poco da esultare perchè sulla riconversione delle due centrali Enel non ci sono certezze, anzi aleggia lo spettro di una chiusura. 

Tutto questo in un momento in cui il lavoro manca: molti dei dipendenti sono già in mobilità, altri assegnati alla rete di distribuzione Enel. Ma che fine faranno gli artigiani, le micro-imprese - l'indotto - che hanno curato manutenzioni e servizi per questi colossi dell'energia?

La parola d'ordine sulle due centrali è chiara: riconvertire il processo di produzione continuando ad esistere e dare lavoro e certezze al tessuto produttivo dell'Umbria. L'Enel, per dirla con le parole del sindacalista Cgil, Vasco Cajarelli, non deve dimenticare "che ha anche degli obblighi morali verso questi territori umbri che hanno ospitato non in maniera indolore le centrali". 

"La domanda è semplice: chiudere, smantellare il vecchio sistema, per fare cosa domani?" ha spiegato Vasco Cajarelli a Perugiatoday.it "Il carbone è superato e va benissimo. Ma il futuro va garantito. Penso a nuove formule di accumulatori di energia, penso ad un polo della ricerca avanzato; si deve investire per intercettare il futuro". 

La centrale di Pietrafitta, più moderna rispetto a quella di Bastardo, è entrata in azione soltanto 85 giorni all'anno. Ci lavorano una ottantina di persone. Viene praticamente utilizzata soltanto quando c'è una richiesta maggiore nel Paese di energia. Si accende e poi si spegne. E anche in questo caso il futuro non è noto, non è minimamente dibattuto. "Su questa centrale - ha continuano Cajarelli - è necessaria una opera di modernizzazione che consenta una produzione meno onerosa. Rispetto alle vicine centrali toscane che rischiano di fagocitare quella di Pietrafitta. Da quello che sappiamo serve un investimento che è nettamente alla portata delle casse di Enel. Ci sono i presupposti per dare futuro alle centrali. Ma come sindacati siamo esclusi e dalle istituzioni non arrivano notizie o iniziative".

Insomma tantissime gravissime preoccupazioni sul futuro produttivo ed occupazionale delle centrali elettriche di Bastardo e Pietrafitta che hanno portato i sindacati, in modo unitario, a richiedere un incontro urgente alla Regione dell’Umbria e ai Comuni interessati "per affrontare la situazione attuale ed impedire evoluzioni ulteriormente negative". E resta un interrogativo da sciogliere: può una regione far a meno di centrali elettriche che ne garantiscono lo sviluppo e il rilancio industriale su scala internazionale? 

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