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Cronaca

Capanne, devasta la cella e poi aggredisce agenti: il lavoro "impossibile" della Penitenziaria

Nuovo caso di violenza e follia da parte di un detenuto che ha divelto e distrutto tutto quello che trovava a tiro. Processo per direttissima il 25 settembre. Ancora una volta gli agenti della Penitenziaria presi di mira dopo essere costretti a carceri affollate

Lo scatto d’ira dentro la cella e poi il trambusto. Sgabelli e sanitari spaccati. Le guardie provano a calmarlo, ma l’uomo non sente ragioni e si scaglia contro di loro con violenza. Poche testimonianze, quelle che servono, per portare l’uomo in questione di fronte al giudice, rischiando così di tornare nuovamente in una delle celle che tanto ha detestato.

Attende silenzioso. Viso gonfio da notte insonne. Attende in quella sedia mentre le guardie sfilano una a una per raccontare quello che è successo incalzati dal pubblico ministero. A difendere l’uomo Barbara Romoli. Al momento il processo è stato rinviato, mancava uno dei test. Poi si vedrà che pena infliggere o se assolvere qualora mancassero le prove.

Ma la situazioni delle carceri è sempre la stessa. La stessa che da anni ormai finisce sui giornali, il sovraffollamento e la carenza di personale questi sono i veri problemi. Tutti ne parlano, ma le soluzioni sono ben poche. Solo in Umbria il numero dei detenuti è di 300 persone in più rispetto alla capienza prevista. E gli agenti? Troppi pochi.

C’è chi protesta con scioperi della fama e chi addirittura si cuce le labbra pur di non parlare, sono principalmente gli extracomunitari a farlo. Le violenze sessuali sembrano essere all’ordine del giorno. Ma sono soprattutto le violenze nei confronti degli agenti a preoccupare i sindacati: molti gli agenti feriti e con il timore spesso di essere contagiati anche reclusi sieropositivi o con epatite.

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