REPORTAGE - Ritorno a Castelluccio: ecco perchè il centro Deltaplano non è un eco-mostro, ma è speranza

Siamo saliti sull'Altopiano più bello del mondo per capire se veramente il centro Deltaplano provoca un impatto ambienale insopportabile, fare il punto sui lavori, ascoltare i commercianti, capire se il cuore di Castelluccio sta tornando a battere. Il nostro racconto aspettando la fiorita

Tra un mese esatto da oggi la Piana di Castelluccio sarà una tavolozza di colori magnifici, la testa "ossuta" della montagna porterà ancora un po' di quella corona bianca (i cumuli di neve) donata dall'inverno. Il cielo sarà di un azzurro perfetto. Il sole riscalderà senza esagerare. Le piante lenticchie andranno dal rosso al giallo, al viola... come una pennellata, meglio di una pennellata. Ancora una volta, nonostante tutto e tanta distruzione, gli indomiti agricoltori di questo Alto Piano delle meraviglie sono riusciti a fare la semina. 

Non era scontato dato che, a due anni dal sisma, ancora oggi per raggiungere Castelluccio è quasi un'impresa: le strade sono aperte ad intermittenza, altre chiuse ancora e solo una è completamente libera e percorribile. Quella che dal versante marchigiano, salendo per la povera Arquata del Tronto porta nel cuore della montagna. Siamo tornati a Castelluccio, perchè simbolo dell'Umbria, perchè è la capitale di una Lilliput che rischia di scomparire tra burocrazia, ricorsi, ambientalisti integralisti, scarsi fondi, avvisi di garanzia, spopolamento, incapacità politica e resa per disperazione degli ultimi agricoltori, allevatori e commercianti. Non basta preservare questo luogo naturale come una riserva indiana. Castelluccio deve essere visitata, ascoltata, ammirata, coltivata e vissuta. Deve essere di tutti e non solo di pochi escursionisti o naturalisti incalliti. 

VIDEO-REPORTAGE - Viaggio a Castelluccio... tra speranze, nuovi negozi e accuse

Siamo tornati quassù per verificare come va la ricostruzione, quanto sia impattante il tanto discusso - ma fondamentale per l'economia delle famiglie - centro Deltaplano, la casa temporanea dei ristoranti, a che punto è lo smaltimento delle macerie del borgo devastato e la costruzione dei fondamentali caseifici che stanno alla base dell'allevamento di bestiame. Arrivando dal basso, dalla Piana, l'occhio si perde sui campi, sulla montagna, sull'area sterminata di verde ma è inevitabile anche vedere, metro dopo metro, l'avvicinarsi del cantiere del Deltaplano. Ma sono le gru, i camion e la montagna di terriccio accumulato a collinetta che colpiscono l'occhio. Tutte immagini che saranno cancellate una volta terminato il cantiere. Sopra, il Borgo resta ben visibile e questo fa ben sperare per quando ritornerà ad essere tutto intero e vivo. Bisogna, dal basso della piano, avvicinarsi molto per vedere lo scheletro di metallo che è stato realizzato. Tutto questo perchè i progettisti hanno sfruttato una vecchia cava scavata sulla collina del paese. Una vecchia ferita che l'uomo aveva inferto a questo panorama unico al mondo. 

VIDEO REPORTAGE - VIAGGIO A CASTELLUCCIO: sulla strada proibita per capire a che punto sono i lavori

L'impatto, visto dal basso, sembra minimo e va ricordato che sono strutture rimovibili. Ma dall'alto quanto "ruberà" all'occhio questo "benedetto e maledetto" Deltaplano? Saliamo con l'auto: c'è chi tra i nostri filma con la telecamera, chi annota sul taccuino per poi scrivere, punto su punto. Una volta arrivati sopra il cantiere ci si rende conto che per buona parte la struttura è rinchiusa, in un angolo, di questo luogo ex cava che ovviamente è stata spianata - con un movimento terra importante -. Sta ad un piano inferiore, permettendo per chi si affaccia da questa immaginaria "terrazza" di spaziare con la vista sulla piana, sul massiccio del Vettore, il tutto a 360 gradi. Certo il tetto della struttura è visibile, ma come fare altrimenti? Siamo convinti che una volta terminata ci sarà il giusto compromesso - obbligato dal terremoto - tra commercio, natura, turismo e rispetto per l'ambiente. Bisogna essere onesti però: quella piastra in cemento che sta lentamente prendendo forma, un po' inquieta. Tutto è smontabile, ogni palo, ogni incrocio, oggi bullone. Ma anche quel cemento si potrà smaltire, togliere, cancellare? Ci dicono di sì. Speriamo che non sia un prezzo da pagare, ma una soluzione temporanea. 

Un compromesso, a basso impatto, è il cantiere dove sorgeranno i caseifici: nel vecchio piazzale-parcheggio di Castelluccio. Un tempo qui lasciavi l'auto e poi iniziava l'ascesa a caccia di prodotti tipici, ristoranti e relax. Il piazzale ospita anche i tecnici per la ricostruzione e tre chioschetti. La grande paura dei commercianti e allevatori è di perdere un'altra estate: i lavori andrebbero a rilento. Le date sono teoriche. Ci dicono, i lavoratori dei chioschetti, che nessuno vuol dare una data reale, certa. Si parla entro l'estate. Forse. Servono strade libere e percorribili tutti i giorni, tutte le ore. La cinghia ormai è tirata al massimo e in molti hanno paura di non riuscire a passare economicamente indenni un altro inverno.

Ma qualcosa si sta muovendo, qualcosa che ridà speranza e smuove un po' di economia. In un giovedì di maggio, come questo, dove è ancora freschetto quassù, in mezzo a tante macerie non tolte, a cantieri operosi, trovi una ventina di turisti che acquistano di tutto, mangiano, si godono il paesaggio. Sono tedeschi, danesi, francesi. Eroicamente sono venuti qui per Castelluccio. Molti in moto, altri in auto e le famiglie in camper. Si spera in un flusso maggiore per la fiorita prevista tra metà giugno e la prima decade di luglio. Questo piccolo plotone di turisti è soltanto una piccola luce ma, oggi, riscalda come un incendio. Il cuore di Castelluccio ancora batte. 

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