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INVIATO CITTADINO Tra i dizionari di greco spicca quello etimologico, targato Grifo, di Renato Romizi

A settant’anni dalla morte di Lorenzo Rocci, il padre gesuita autore del più utilizzato dizionario di greco antico – e a sei anni dalla scomparsa di Renato Romizi – facciamo il punto sulla questione, con un po’ di sano... sciovinismo

Su quel Rocci abbiamo sudato sette camicie, ma tra i dizionari di greco antico (targato Grifo) spicca quello etimologico di Renato Romizi (22 agosto 1915-20 novembre 2014).

A settant’anni dalla morte di Lorenzo Rocci, il padre gesuita autore del più utilizzato dizionario di greco antico – e a sei anni dalla scomparsa di Renato Romizi – facciamo il punto sulla questione, con un po’ di sano... sciovinismo.

Partendo dal personale, ho utilizzato al ginnasio il dizionario di Guglielmo Gemoll, 24.ma ristampa, edizioni Sandron. Me lo aveva donato un prete e lo tengo ancora caro.

Poi al liceo venne, appunto, il Rocci, edito nel 1943, di cui possiedo la 24.ma edizione. Primo step sciovinistico: è stampato a Città di Castello per conto della Società Editrice Dante Alighieri.

All’università potei avere – su raccomandazione del mio Maestro, il grecista Aristide Colonna – il celebrato Liddel-Scott-Jones-McKenzie, Clarendon Press. È giustamente considerato il monumento della grecità, stampato su carta di pregio, sottilissima e robusta. Consta di 2042 pagine più altre 153 di supplemento. Va dalla grecità classica al periodo bizantino. Traduce dal greco all’inglese ed è perciò indispensabile possedere la lingua di Shakespeare. Costava, nel 1968, 300 mila lire (oggi 210 euro), ma lo ricevetti col presalario universitario.

E veniamo alla gloria perugina del Romizi (il cui compleanno ricorreva proprio ieri). Il dizionario Greco-Italiano etimologico e ragionato, cresciuto nella mente e nel cuore di Renato in quel di Porta Sole. Insegnante esperto e rigoroso (anche la consorte insegnò alle medie, fra l’altro a mia moglie Rita, che ne serba un ricordo dolcissimo), Renato fece confluire in quel dizionario tutta l’esperienza maturata in tanti anni di militanza fra le aule del liceo Mariotti. Le sue ex ragazze lo ricordano comprensivo, ma inflessibile, quando si trattava di risentire i vocaboli a memoria. Dispiaciuto di bocciarti, ma sapendo di farlo per il tuo bene. Sempre attento a distinguere il cattivo giudizio sul compito dal rispetto per l’allievo. Secondo lui, del dizionario si sarebbe potuto fare anche a meno, nel caso di semplici testi con vocaboli ricorrenti.

Romizi ha dedicato una vita a questo lavoro. È un’opera fortemente innovativa (edita da Zanichelli) perché Renato ha puntato tutto sull’etimologia, ossia sulla scienza di risalire all’origine delle parole, analizzate, e comprese, alla luce dei singoli elementi che le compongono. Si tratta solo di usare la logica che rende permanente l’acquisizione del termine. Lo si deve scomporre e ricomporre, poi rimane in testa.

Possiedo la terza edizione, quella del 2007. Ogni volta che lo apro, rivedo Renato nel corridoio lungo del Mariotti, o passeggiare in corso Vannucci, col quotidiano sottobraccio. Un esempio di rigore e umanità, di cultura coniugata col rispetto e la buona educazione. Una presenza che manca a tutta Perugia, non solo a quanti è toccata la buona sorte di averlo per Maestro. O per amico.

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