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Schegge di Antonio Carlo Ponti | Scalare il Cielo si può

La cara dorabile Cesira Nardi, compaesana, maestra, religiosa laica, rimatrice nel dialetto di Bevagna alla quale ho propiziato smilze raccolte di poesie, non solo a lei ma anche all’infelice fratello Gian Paolo (nei verdi anni della giovinezza sono stato molto amico di un altro fratello mio compagno di classe alle elementari, Angelo detto Bollo, ufficiale marconista di marina mercantile), mi scrive questa email (così ci parliamo a causa del debole udito suo – e un po’ del mio ma non è un dialogo tra sordi, tutt’altro): «Pensiero pseudofilosofico del giorno del mio 88esimo compleanno (5 aprile 2021). Rifletto sul fatto che ogni giorno, o anche due volte al giorno, per uscire dal mio appartamento sito in via del Cirone 7 a Bevagna, devo scendere 53 scalini. Per rientrare in casa ne salgo 53. E fanno 106. Che per 2 fanno 212 che moltiplicati per 365 giorni in un anno fanno 77.380 gradini e a me pare un’enormità. Da vent’anni risiedo in questo luogo in pieno centro, la casa ha un terrazzo dal quale ogni mattina mi sembra di toccare il Cielo con un dito. Ditemi voi, fratelli e sorelle, a quest’ora non sarei arrivata in Cielo?» 

Un’iperbole piena di candore, come si conviene ai grandi vecchi, tornati bambini, pueri aeterni alla James Hillman, fanciullini specie chi maneggia parole che generano parole al tremolar della marina: © Giovanni Pascoli. Dolce Cesira, la vita somiglia molto a questo salire e scendere, dal bene al male e dal male al bene e questo segmento è quello più gradito, ravvedimento operoso non in materia di fisco ma in materia di morale. «Tocca da èsse bóni» ci incitavano i nonni, e Cesira nei sui versi, così non si darebbero guerre, attentati, schiavitù, violenze, corruzione, evasione fiscale, tradimenti. Ora spunta una Loggia Ungheria, un ufficiale che tradisce la Patria, una storia trucida non ‘nobile’ come quelle cui ci ha abituato John Le Carrè col suo patetico Smiley, la spia che venne dal freddo. Ma se non ci si può più fidare manco di una parte della magistratura, magari quella marcia tocca «datté» se ci hai jella, ma gente! diamoci un taglio no? Ah già le scale. 

Ci sono uno sceneggiato I 36 gradini” e un film “The 39 Steps – I 39 scalini” segno della loro rilevanza sociale. Che noia se abitassimo tutti al piano terra! Non ripeto l’adagio che la vita è fatta a scale chi le scende e chi le sale, sintesi popolare dell’ingiustizia: dalle caverne all’avido Jeff Bezof all’homo ridiculus Andrea Agnelli con la Superlega per finire al senza casa tapino, talvolta mariti separati che ora trovano rifugio dai preti a Montefalco, uomini soli che fanno pena a prescindere, almeno le mogli non le hanno ammazzate.

Dante (quest’anno ricorre il settecentesimo anniversario della morte: 1321), esule, ramingo per corti di signorie ce l’aveva eccome con le scale; ricordate? “Paradiso”- XVII, 55-60: «Tu lascerai ogne cosa diletta / più caramente; e questo è quello strale / che l’arco dell’esilio pria saetta. // Tu proverai sí come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e ’l salir per l’altrui scale». Almeno in quell’aprile 1300, quando Cacciaguida gli profetizza l’esilio, Dante ha ancora una patria. Non avrà mai un terrazzo dal quale riveder le stelle.  Cesira, continua a sognare come Giacobbe (Genesi, 28,12) la scala che da terra sale in Cielo percorsa da schiere di angeli e continua a scendere e salire meglio se vaccinata e appoggiata a un bastone i tuoi angelici 53 scalini. Mandami tante email.

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