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Martedì, 7 Febbraio 2023
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INVIATO CITTADINO Risse a Sant’Anna, paura e sangue

Parla Maria Catia Rinchi, titolare del bar: se non cambia qualcosa, mollo tutto

Risse a Sant’Anna, paura e sangue. Parla Maria Catia Rinchi, titolare del bar. Se non cambia qualcosa, mollo tutto. Un’intervista che ci è stata sollecitata alle 18:20 del 6 dicembre. Maria Catia ci chiama al cellulare (numero fornito da una comune amica), ancora in preda alla paura per l’evento avvenuto circa un’ora prima, intorno alle 16:30.

Catia dice, con fare concitato e voce rotta: “Inviato Cittadino, ti chiedo di aiutarmi. Non è possibile vivere in questo clima di intimidazione e di paura. Se le sono date di brutto. Uno è stato portato via col volto imbrattato di sangue. Siamo tutti terrorizzati. Di questo passo non so dove si arriverà”. 

FOTO - Risse a Sant’Anna, paura e sangue. Parla Maria Catia Rinchi, titolare del bar


(foto esclusive Sandro Allegrini)

Racconta: “C’era un gruppo di studentesse. Pioveva. Erano sistemate nella saletta d’attesa. Avevo piazzato un divisorio per sottrarre alla loro vista lo spettacolo poco edificante di un gruppo di sbandati che albergano nei paraggi e all’interno della Stazione. Era tutto tranquillo”.

Lo scontro all’improvviso e senza una ragione (apparente): “A un certo punto, per motivi sconosciuti, alcuni di questi personaggi hanno aggredito un malcapitato riducendolo a mal partito. Sono accorsa, attratta dalle urla e ho visto uno spettacolo pietoso: calci, pugni. Un’aggressione in piena regola, con una violenza inaudita”.

Ieri mattina, a bocce ferme, l’Inviato Cittadino si reca di persona a S. Anna e Maria Catia conferma, precisa, ipotizza, racconta: “Guarda, questo è quanto resta dell’ombrello che gli hanno spaccato in testa. Il sangue che imbrattava pavimento e adiacenze è stato ripulito” (ma ne restano tracce, ndr).

Poi lo sfogo: “Lavoro qui da 31 anni e un clima così esasperante non c’è mai stato. Meno male che mio figlio ha trovato un altro lavoro (da Antognolla). Mi aiuta mia cognata. Ma così non si può andare avanti. Con soli 8 treni, il pubblico è scarso, la clientela latita. Specie di pomeriggio, è un deserto. A parte queste presenze poco confortanti”.

E poi il canone insopportabile e incompatibile con gli scarsi introiti correnti. “La pandemia ci ha inferto il colpo di grazia. Ho cominciato col pagare un affitto di 800 euro. Siamo poi passati a 1500 e 2100. Ora mi si chiede di aumentarlo a 2500. Incompatibile con gli introiti sempre più scarsi”.

Homeless e sbandati. Il ‘chi è’ dei senzatetto che circolano in stazione. “Si tratta di persone senza fissa dimora. Girellano, discutono, bevono, anche parecchio. Non conosco il motivo della rissa: forse colpa dell’alcool o di qualcosa di peggio”.

Mi fanno pena. Cerco di aiutarli. “Più di una volta, coi prodotti invenduti e ancora buoni, cerco di venire loro incontro. Quando posso, offro le pizze calde. Sono persone bisognose d’aiuto, ma le pubbliche autorità non possono mollarle a noi. Qualcuno se ne deve occupare. Una volta c’era il capostazione che usciva con la scopa e li allontanava. Oggi non ascoltano e non temono nessuno. Alcuni addetti vengono al bar a rifugiarsi. Sono loro a chiedere aiuto”.

I bagni: l’unica cosa che funziona. “È un aspetto che invece va bene. Ci sono due persone che se ne occupano (abbiamo visto una ragazza di colore gentile e impegnata, ndr). Pensano a pulire e tenere a posto. Poveracci! Spesso debbono rimuovere vomito, feci e orina. Il servizio funziona dalle 7:00 alle 19:00, poi viene chiuso”.

Non è vero quanto è stato scritto: ossia quelle persone dormono qui di notte. “Esiste un vigilante, pagato per questo, che si fa carico di aprire e chiudere. La sera, alle 19:30, fa il giro, allontana qualcuno che intende fermarsi, poi chiude tutto a dovere”.

Qualcuno dietro Bucefalo? Riferiscono che l’atrio delle scale mobili di piazzale Bellucci è appetibile da parte di qualcuno. Evidentemente uno, sfuggito ai controlli, stava nascosto dietro il cavallo di Ballerani. Ha dormito (e orinato) in zona. Ma è una semplice voce che circola.

Catia, proprio non ce la fai a tirare avanti fino alla pensione? “Volevo istituire un servizio di aperitivi, magari utilizzando i voucher. È un lavoretto che altrove funziona. Ma il fatto è che la gente, se non si dà una ripulita, qui non ci viene. E allora, addio progetti! Se aspettiamo che il sistema vada a regime, con l’elettrificazione e tutto, passeranno almeno sei anni. E io non ce la faccio”.

Concludendo? In attesa, e nella speranza, che qualcosa cambi, in termini di sicurezza. “Ho scritto a tutti: dal sindaco alle altre autorità politiche e civili. Ma, almeno fino ad oggi, le mie richieste sono rimaste inascoltate”.

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