Ciao Maestro: Perugia saluta Straccivarius, ricordandone le opere e i giorni

Tante le testimonianze pubbliche di amici che hanno inteso ricordare la poliedrica figura di Silvano

La Perugia degli artisti saluta Straccivarius, ricordandone le opere e i giorni. Sold out alla Sala del Commiato dove è andato in scena l’ultimo atto dell’esistenza terrena di Silvano Cenci. Un piccolo merito pensiamo si poterlo rivendicare noi di Perugia Today, attraverso i cui servizi molti dei presenti hanno ricordato di aver ricevuto l’informazione.

Tante le testimonianze pubbliche di amici che hanno inteso ricordare la poliedrica figura di Silvano. L’evento, coordinato dall’amico Piero Velloni, si è dipanato con ordine e garbo, ma anche con intensità. Silvano il musicista e compositore, l’attore, lo scrittore drammaturgo e poeta, la persona semplice e generosa. C’è chi legge una poesia o racconta una delle tante scenette fra “allievo e Maestro Zen”. Il restauratore Gustavo Sanchirico ci dice in privato “nella figura del Maestro, rappresentava me e le tante battute giocose che ci scambiavamo”.

Ed ecco Giampiero Frondini citare le tournée anche all’estero con le sue pantomime e il primo incontro con Cenci, in quel di Gorizia, quando conobbe anche il mitico Napoleone Bizzarri. C’è chi ricorda le lotte nel partito Radicale e il suo impegno nel Fuori. Quindi Stefano Vinti rammenta con commozione il sodalizio fra Silvano e suo fratello Paolo. L’Inviato Cittadino non può esimersi dal citare i racconti di Stracci sulle esperienze musicali in Francia con Benito Vicini. E il recente incontro in sala Miliocchi con una delle storiche “declamazioni”.

Fino a quel mesto saluto al Grocco, reparto Seppilli, quando Silvano/Giorgio mi accolse in sedia a rotelle. Un ricordo toccante che ebbe un presagio anticipatore in quell’Amleto alla Rocca Paolina, luminoso e numinoso spettacolo del Cut, di cui ci racconta in privati colloqui Roberto Ruggieri. Uno spettacolo di cui ancora si favoleggia: si chiamava “Trappola per topi” e Silvano interpretava Amleto.

“Silvano – racconta Roberto – uscì in carrozzella”. Un presagio, una fortuita anticipazione della condizione in cui Straccivarius si sarebbe trovato nell’ultimo periodo della vita? Dice il grande Bardo: “The rest is silence”. Ma Silvano non deve scomparire nell’oblio. Perché – ha ricordato Piero – si muore due volte: la prima con la morte del corpo, la seconda quando si viene dimenticati.

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