INVIATO CITTADINO Una giovane pianta d’olivo per il Borgo Bello

Il dinamico Orfeo Ambrosi (che, come si dice, “una ne fa e cento ne pensa”), primo motore della ripresa della zona di Porta San Pietro, ha portato a compimento una iniziativa meritoria

Collocata la giovane pianta d’olivo al Borgo Bello, segno di rinascita e continuità. Ne abbiamo già parlato, mettendone in evidenza la forte caratura simbolica, non solo estetica.

Il dinamico Orfeo Ambrosi (che, come si dice, “una ne fa e cento ne pensa”), primo motore della ripresa della zona di Porta San Pietro, ha portato a compimento una iniziativa meritoria. Non senza l’attivo coinvolgimento dell’artigiano falegname Gianni Caponi. L’ultimo degli artigiani-artisti del Borgo Bello ha infatti allestito un contenitore di lusso, non un semplice vaso.

Il recipiente, invero, c’è, ma è mascherato e rivestito da una serie di doghe in legno, fasciate con cerchi in metallo, alla maniera dei vecchi bigonci. “Ne ho fatti tanti, anche botti gigantesche, costruite direttamente in cantina, altrimenti non sarebbero passate per la porta. Il mio maestro è stato il babbo che mi ha iniziato ai segreti di un lavoro completamente realizzato a mano, con semplici attrezzi”, ricorda Gianni con un filo di nostalgia.

Sta di fatto che, con l’aiuto di due baldi giovanotti, il giovane olivo è stato trasferito su questo manufatto, costituito da legno e metallo artisticamente alternati. Un recipiente dal peso colossale che non sarebbe facile portare via, come invece è successo con oggetti e piante di minore ingombro.

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Ora l’olivo, piccolo ma volenteroso (tanto che è pieno di frutti) è stabilmente vicino al vecchio tronco rinseccolito, a segnare la linea di continuità fra generazioni… vegetali. Così come il lavoro di Gianni segna il filo rosso di continuità fra le generazioni umane. Le persone come Gianni sono gli ultimi esemplari di un’umanità generosa. Andrebbero protetti, come la foca monaca o l’orso marsicano.

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