menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

INVIATO CITTADINO Lapide in onore delle donne della Resistenza, fu sabotaggio: ecco le prove

La pietra era fissata sulla parete del carcere femminile, sul lato che fronteggia il magistrale Pieralli. Cadde rovinosamente finendo a pezzi. Si ipotizzò come causa il maltempo, ma le cose non andarono così

Si attende da settembre il ripristino della lapide al Parione in onore delle donne della Resistenza. Fu un sabotaggio. Ecco le prove. La pietra era fissata sulla parete del carcere femminile, sul lato che fronteggia il magistrale Pieralli. Cadde rovinosamente finendo a pezzi. Si ipotizzò come causa il maltempo, ma le cose non andarono così.

L’impegno a ripristinare era stato assunto dal Comune, facendosi parte attiva anche con la Provincia che quella pietra aveva fatto installare nel 1979. La lapide ricordava il sacrificio delle donne condannate dal Tribunale speciale fra il 1928 e il 1943.

La pietra fu trovata a terra il 25 di settembre di quest’anno. Ricordo che fu per me una tristezza celebrare due giorni dopo il mio compleanno. Avevo sentito parlare e letto le vicende di qualcuna di queste donne. Me le sentivo vicine ricordando che anche mia madre Bianca, sebbene figlia di un convinto fascista, da giovanissima ebbe le sue rogne per aver distribuito le tessere della Confederterra. La salvò il matrimonio col babbo, che era stato militare di carriera, volontario nella Campagna di Grecia, combattendo in Africa Orientale e in Libia, poi riformato per ferite di guerra e decorato.

Quella lapide del Parione distrutta era dedicata a Camilla Ravera e a tutte le donne vittime della violenza fascista.

Il testo, poetico e struggente, recitava: “SACRIFICANDO LIBERTÀ E AFFETTI / LE CONDANNATE DAL TRIBUNALE SPECIALE / QUI RINSERRATE / NEL GELIDO SILENZIO DI QUESTE MURA TENEBROSE / CONTRIBUIRONO A RICONQUISTARE ALL’ITALIA / CONTRO L’ODIOSA DITTATURA FASCISTA / DEMOCRAZIA E INDIPENDENZA / ASSICURANDO INSIEME ALLE SUE DONNNE / BUON TITOLO ALLA PARITÀ DEI DIRITTI / DA SEMPRE LORO NEGATA / PER SUSSEGUIRSI DI EPOCHE E DI CIVILTÀ / I CITTADINI DEMOCRATICI DI PERUGIA / RICONOSCENTI / NE AFFIDARONO LA MEMORIA E L’INSEGNAMENTO / ALLE GIOVANI GENERAZIONI”.

A distanza di tre mesi, senza che nessuno ne abbia più fatta parola o posto in atto azioni di sorta, mi sono recato sul posto, su input dell’amico Elmo Mannarino. Ho verificato tangibilmente quanto false fossero le affermazioni sul distacco che ne riferivano la causa al maltempo e al successivo allentamento della malta cementizia.

Le foto (in gallery) non mentono: si trattò di un sabotaggio, di un atto criminale di chi ignora, o vuole cancellare, storia, memorie, identità. E intende estinguere la memoria di donne che molto hanno sofferto in nome di quei valori che vanno difesi. Ieri come oggi. 

A conferma del sabotaggio, operando un’attenta ricognizione, si distinguono, infatti, i ganci piegati, distorti, spezzati: sia i due alla base che quello superiore. Non c’era usura di sorta, come si può facilmente desumere dai monconi di metallo integro. Dunque la caduta fu di certo frutto di un intervento intenzionale, di ganci spezzati con pinze o tronchesi, nella parte curva che fungeva da sostegno.

Alla luce di questa considerazione, appare più che mai urgente porre mano a un indifferibile ripristino.

Una mano pietosa ha collocato una foto di donne partigiane. Ma un oltraggio del genere non si risarcisce se non col reintegro. Lo dobbiamo alla storia cittadina, alla democrazia, alla memoria delle nostre donne.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Umbria, sanità in lutto: è morto il dottor Giulio Tazza

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

PerugiaToday è in caricamento