Domenica, 21 Luglio 2024
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La Marcia su Roma partì da Perugia... però. Retroscena e aneddoti al limite della farsa. La parola allo storico Gian Biagio Furiozzi

La Marcia su Roma partì da Perugia. È vero. Però… La ricostruzione dello storico Gian Biagio Furiozzi. Retroscena e aneddoti da un’avventura ai limiti della farsa.

Furiozzi esordisce con questa premessa: “In tutte le ricostruzioni storiche viene dato per assodato che la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922 sia partita da Perugia, tanto che Benito Mussolini avrebbe poi definito la città come ‘la prima capitale d'Italia’, oltre che ‘città fascistissima’”.

Perché, le cose non stanno così?

“Per l'esattezza, è vero che a Perugia, presso l'Hotel Brufani, venne installato il comando generale della marcia, composto dai Quadrumviri Italo Balbo, Michele Bianchi, Emilio De Bono e Cesare Maria De Vecchi”.

Insomma, il comando! Invece le truppe?

“Per la verità, il grosso delle 30.000 camicie nere che raggiunsero la capitale venne concentrato a Tivoli, Monterotondo e Santa Marinella, e nel capoluogo umbro vennero fatti affluire solo un migliaio di squadristi, a difesa per l'appunto dei Quadrumviri”.

Avevano un nome queste squadre?

“Si trattava delle squadre “Satana”, “Toti”, “Fiume” e “Disperatissima”. Il primo ad arrivare a Perugia, la mattina del 27, fu Michele Bianchi, seguito nel pomeriggio da Balbo, De Vecchi e De Bono. Un altro contingente di miliziani venne dislocato nella zona di Foligno come riserva strategica”.

La scelta di Perugia – dal punto di vista logistico – fu sensata o si rivelò fuori luogo?

“Errata! Va ricordato, in proposito, il fatto che, nelle ore della vigilia, il comandante militare della zona di Perugia, Ulisse Igliori, fece presente che forse la scelta del capoluogo umbro non era stata la più opportuna, in considerazione delle condizioni delle strade e delle ferrovie, oltre al cattivo funzionamento della rete telefonica e telegrafica. Tanto che (come ha scritto Claudio Fracassi in un recente libro), ‘il Comando di Perugia, sin dall'inizio, si rivelò irraggiungibile e praticamente incontattabile’”.

La difficoltà fu rappresentata a Mussolini?

“Lo stesso Balbo, alla vigilia della Marcia, nella serata del 27, cercò di parlare con Mussolini a Milano, per esporgli le difficoltà della situazione, e chiedere una nuova destinazione come sede del Comando, ma non lo trovò”.

Strano! Dove stava il Duce?

“Il futuro duce era andato a Teatro con l'amica Margherita Sarfatti, anche allo scopo di sottrarsi alle tante telefonate, richieste e pressioni provenienti dai palazzi romani”.

Raccontaci, dunque, come andarono le cose al Brufani!

“Nel pomeriggio del 27 ottobre fu diffuso, dall'Hotel Brufani, il primo proclama, che iniziava con queste parole: ‘Fascisti di tutta l'Italia! L'ora della battaglia decisiva è suonata (…). Dietro ordine del Duce, i poteri militari, politici ed amministrativi della Direzione del Partito vengono riassunti da un Quadrumvirato segreto d'Azione, con mandato dittatoriale’”.

Ci furono equivoci divertenti riguardanti il generale Diaz, vero?

“Poche ore dopo, Balbo si dovette precipitare in macchina a Firenze, avendo appreso che un gruppo di squadristi stavano dando l'assalto alla locale Prefettura, all'interno della quale si teneva un sontuoso ricevimento in onore del generale Diaz. Il quadrumviro dovette chiedere scusa al Duca della Vittoria e ad un gruppo di alti ufficiali che erano stati chiusi a chiave in una stanza. Poi tornò di corsa a Perugia”.

Dilettanti allo sbaraglio?

“Tornato a Perugia, Italo Balbo non trovò né Michele Bianchi, che era anche segretario del Partito nazionale fascista, né Cesare De Vecchi. Entrambi avevano lasciato il capoluogo umbro, dal quale avrebbero dovuto operare, e si erano recati a Roma, piantando le tende al Quirinale e al Viminale, luoghi dai quali potevano meglio ricevere ordini e controllare la situazione”.

E Mussolini cosa fece quando scoprì che costoro si erano eclissati da Perugia? Quadrumviri desaparecidos!

“La cosa infastidì non poco Mussolini, il quale, all'onorevole Federzoni che gli chiedeva notizie sulle trattative con Roma, rispose di cercare di avere notizie dai Quadrumviri di Perugia, che “parevano scomparsi”. In pratica, era rimasto all'Hotel Brufani il solo De Bono”.

Il celebre comunicato datato e locato a Perugia, fu in realtà emanato da Roma? Dono dell’ubiquità o tragica farsa?

“Nel pomeriggio del 28 ottobre, avendo Mussolini sollecitato ai Quadrumviri una chiara presa di posizione sulle richieste da avanzare al Re, costoro stilarono un comunicato nel quale affermavano che, data la mobilitazione delle forze fasciste, la sola soluzione politica accettabile era “un Ministero Mussolini”. Il comunicato venne datato “Perugia. Sede del Quadrumvirato Supremo Fascista”, ma in realtà esso venne stilato a Roma, in una stanza del Viminale! Anche il successivo comunicato dei Quadrumviri, datato “Perugia 29 ottobre”, con il quale si chiedeva perentoriamente che alla Milizia fascista fosse consentito di attraversare la capitale, venne stilato a Roma”.

Ma da Perugia non partì niente?

“In pratica, l'unico altro comunicato stilato effettivamente a Perugia fu quello di sabato 28, nel quale i soli due Quadrumviri che vi erano rimasti, Balbo e De Bono, prendevano atto che la città era ancora saldamente in mano alla Divisione dell'esercito, stazionata proprio di fronte all'Hotel Brufani, e che i fascisti, che avrebbero dovuto rappresentare il culmine della piramide dei rivoltosi di tutta Italia, non erano riusciti ancora a sloggiare”.

Insomma, il ruolo di Perugia fu fasullo e marginale?

“Quanto premesso sta a dimostrare che Perugia ebbe un ruolo quasi del tutto marginale nell'organizzazione della Marcia, e ancora meno nelle sue fasi finali. Tanto che uno storico ha parlato giustamente del ‘mito della capitale della rivoluzione’ che le venne attribuito all'indomani dell'avvenimento. A significare che questo ruolo di Perugia è in buona parte usurpato”.

[In un prossimo servizio il ruolo del Duca d’Aosta e le preoccupazioni di Vittorio Emanuele III]

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