INVIATO CITTADINO Verchiano, c'è un nuovo 'mistero': quella gigantesca ruota che si vede dal cielo

“Esistono ancora molte realtà (più o meno misteriose) da indagare nel nostro territorio. Voglio indicarne una speciale e ancora inesplorata”. Parla il Principe dei fotografi, Paolo Ficola, unico e insuperato maestro della aerofotogrammetria

Paolo Ficola davanti ad alcuni suoi scatti dell'Umbria vista dall'alto (foto Sandro Allegrini)

“Esistono ancora molte realtà (più o meno misteriose) da indagare nel nostro territorio. Voglio indicarne una speciale e ancora inesplorata”.

Parla il Principe dei fotografi, Paolo Ficola, unico e insuperato maestro della aerofotogrammetria. A proposito dei cerchi di Verchiano, ricorda: “È vero: Marcello Betti prese spunto proprio dalle foto da me scattate nel territorio folignate. Ma non finisce qui. Se vuole, ho altre piste di ricerca da suggerirgli. Una in specie, assolutamente sconosciuta e affascinante”.

Sono più di centomila gli scatti effettuati da Paolo Ficola per raccontare l’Umbria vista dal cielo. Sono stati oggetto di decine di mostre dal Quirinale, Amalfi, Spoleto, Corciano, Palazzo Baldeschi al Corso, a Bastia, Civitella d’Arna, Palazzo Cesaroni (in queste tre ultime, l’Inviato Cittadino ha avuto anche il ruolo di critico). Nel complesso, Ficola ha accumulato circa 15 quintali di negativi e diapositive, frutto di 60 anni di appassionato lavoro”.

Dice il riconosciuto Maestro della ripresa fotografica aerea: “Mentre sorvolavo la zona di Verchiano (Paolo è pilota d’aereo, oltre che fotografo), mi è capitato di notare e fotografare un altro fenomeno certamente non comune”.

Di che si tratta?

“È una enorme ruota dal diametro considerevole. L’opera è parecchie volte più grande dei cerchi di Verchiano. Partendo dal centro, a raggera, si diramano una serie di linee che vanno a toccare la circonferenza. O, se si preferisce, tanti segmenti partono, a distanze regolari, dalla circonferenza per ricongiungersi al centro del cerchio”.

Insomma, il fenomeno si potrebbe paragonare ai raggi di una ruota di bicicletta?

“Proprio così. Sarebbe il caso di verificare di che si tratta, anche perché, frammiste al verde della vegetazione, si intravvedono delle tracce bianche, sicuramente pietre”.

A tuo parere, la zona era distante da Verchiano e sempre nel territorio di Foligno? Dico questo perché il rilievo potrebbe interessare anche l’amministrazione comunale.

“Onestamente, non è facile calcolare esattamente le distanze, considerando la velocità di sorvolo e l’attenzione tutta protesa a cogliere elementi del paesaggio. Ma ho ragione di credere che la grande “ruota di bicicletta” non dovrebbe poi essere troppo distante dal luogo dove avvenne l’avvistamento dei cerchi di Verchiano”.

Dunque, una possibile pista per l’esploratore di misteri Marcello Betti?

“Perché no? La ricerca potrebbe risultare di notevole interesse e fornire esiti di rilievo”.

In materia di ricerche archeologiche, ti chiedo qualche delucidazione sul tuo progetto di prospezione fino a 12 metri di profondità. Sistema che s’integrerebbe alla perfezione con le ricerche di Betti.

“Vedere sotto terra fino a 12 metri di profondità… non è un delirio, ma una solida realtà”.

Quale la caratteristica di fondo delle tue narrazioni per immagini?

“È possibile, e relativamente facile, vedere dal cielo ciò che in terra non si vede. Il mio nuovo progetto si basa sul falso colore all’infrarosso”.

Spiegati meglio!

“La differenza di calore ci consente di individuare sagome e forme di quello che si trova sotto terra, fino a una profondità di 12 metri. Con buona approssimazione di volume e dimensione, con certezza di presenza e di possibile reperimento”.

Credi che questo sistema di tua invenzione, integrato con la curiosità di Marcello Betti, potrebbe fornire esiti fruttuosi?

“Certamente. Ma servono soldi”

Per farne che?

“La questione centrale è la decodificazione, l’interpretazione delle immagini. Quelle non mancano di certo. In pratica, servono upgrade ai macchinari per la lettura. Altrimenti lo scatto non si interpreta. Si tratta di apparecchiature costose che non posso permettermi.”.

Sei consapevole delle ricadute rivoluzionarie di questa applicazione, ad esempio, nel campo dell’archeologia?

“Certamente. Posso fin d’ora dimostrare risultati tangibili”

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“Comincerei da Collemancio (coi famosi resti etruschi e romani), ma non escludo di potermi collegare ad altre possibili ricerche svolte da Marcello Betti. Sempre che si dichiari disponibile a fornire un aiuto in direzione di questo progetto”.

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