Leopoldo e Demetrio Pellas, due eroi cittadini nella tragedia della Prima guerra mondiale

Eroismo e coraggio riconosciuti anche dal nemico con gli onori militari. Il Comune di Perugia organizza una giornata in memoria di Serena Innamorati e delle due giovani medaglie al valor militare

Una guerra terribile e orribile, con i gas asfissianti, le baionette con la scanalatura per far entrare l'aria nella ferita, le mazze ferrate per finire i moribondi, le mitragliatrici che seminavano morte e ferite strazianti, esplosioni di potenza mai vista. La Prima guerra mondiale, però, ha vissuto anche momenti cavallereschi.

A parte episodi più estesi, come la tregua di Natale del 1914, nel corso della quale inglesi e tedeschi smisero di spararsi addosso, lungo un tratto del fronte occidentale, scambiandosi cioccolata e sigarette e giocando una partita di calcio (dopo quel giorno i vertici militari decisero per la fucilazione immediata di chiunque fraternizzasse con il nemico) la storia della Grande guerra è costellata di fatti d'arme che richiamano l'onore tra nemici e la fratellanza tra soldati.

Lo scrittore inglese Robert Graves, ufficiale sul fronte della Somme, ricorda il coraggio di un suo soldato che uscì dalla trincea per soccorrere un commilitone ferito. Individuato il ferito in una buca, lo raggiunse sotto il fuoco nemico, gli fasciò la ferita, gli lasciò del cibo e promise di tornare la notte a prenderlo. E così fece.

Lazzaro Ponticelli, soldato prima con l'esercito francese (essendo emigrato anni prima, ultimo combattente della Prima guerra mondiale morto dieci anni fa) e poi con l'esercito italiano, raccontava di un soldato ferito nella terra di nessuno che urlava, imprigionato nel filo spinato: "I barellieri non osavano uscire. Io non ne potevo più. Ci sono andato con una pinza. Sono subito caduto su un ferito tedesco. Mi ha fatto due con le dita. Ho capito che aveva due figli. L'ho preso e portato verso le linee tedesche. Quando loro si sono messi a sparare, ha gridato di smetterla. L'ho lasciato vicino alla sua trincea. Mi ha ringraziato. Sono tornato indietro, verso il ferito francese. Stringeva i denti. L'ho trascinato fino alle nostre linee con la sua gamba di traverso. Mi ha abbracciato e mi ha detto: Grazie per i miei quattro bambini".

Il perugino Leopoldo Pellas si arrruola volontario nel 1917 dopo la morte del fratello, trasgredendo ad una precisa richiesta dello stesso. Chiede di entrare nei reparti d'assalto. La sera del 26 maggio, anniversario della morte del fratello, dopo aver scritto alla madre esce per una azione: “Mamma, oggi è un anno. Come celebrarlo meglio di così? Questa sera vò in linea per un’azione. Lui sarà con me, mi proteggerà, mi aiuterà. Voglio essere degno di mio fratello e lo sarò. Vi scriverò subito, appena tornato. Baci”. Ancora prima di uscire all’attacco, già in linea, stilò un ultimo biglietto, sempre diretto alla madre: “Mamma Baci, baci, baci. Pensami sempre. W l’Italia!”.

Dopo un iniziale fortunato sviluppo, la sua squadra scompare nell'oscurità della notte. “Ebbe tanto impeto da superare i suoi uomini, da raggiungere gli austriaci in ritirata, da frammischiarsi a loro, da ritrovarsi infine isolato ed accerchiato dai nemici. Si difese a colpi di pistola, senza pensare alla resa più volte intimatagli, sino alla morte” scrive Marino Perissinotto. Un coraggio che colpisce il nemico, il quale tumula con gli onori militari il corpo del giovane ufficiale.

Alcuni giorni dopo gli austriaci fanno cadere da un aereo un messaggio: "L'aspirante Pellas e tre dei suoi uomini sono stati sepolti con gli onori militari". Gli viene conferita, alla memoria, la medaglia d'oro perché "attaccava fra i primi, benché ferito, ed incalzava l'avversario, e proseguendo quindi con fulgido valore nell'ardita e fortunata azione assaltava successivamente tre trincee, infliggendo al nemico gran perdite e facendo dei prigionieri. Raggiunto l'ultimo obiettivo con mirabile tenacia di slanciava ancora avanti; circondato dagli avversari rifiutava di arrendersi e si difendeva con straordinaria costanza e con magnifico eroismo fino alla morte, imponendosi all'attenzione dello stesso nemico che giorni dopo per mezzo di un messaggio lanciato da un velivolo annunziò di aver fatto seppellire con gli onori militari, il valoroso caduto" recita il bollettino militare.

Il fratello Demetrio Pellas era "comandante di una sezione mitragliatrici impegnata con altre truppe in aspro combattimento per la conquista di una trincea nemica, con mirabile slancio e sprezzo del pericolo trascinava i suoi dipendenti, giungendovi tra i primi. Ferito in un primo assalto, continuò ad incitare, con elevate parole, i suoi granatieri, senza voler abbandonare il combattimento. Iniziatosi un nuovo attacco, con la compagnia alquanto assottigliata dalla lotta, volle trascinarla ancora verso la posizione nemica e, conquistatala, cadeva colpito a morte mentre incitava i suoi uomini a resistere ad oltranza. Colpito a morte, ebbe parole di rimpianto per non poter proseguire l'azione. Selo - Quota 241, 25 Maggio 1917" riporta il bollettino militare con le motivazione della concessione della Medaglia d’argento al valor militare.

Il 23 dicembre, alle ore 16.15, presso la Biblioteca comunale Augusta, in via delle Prome, 15, si svolgerà la cerimonia di apposizione della targa a ricordo di Serena Innamorati, personaggio di spicco del mondo della cultura perugina e umbra, e alle 17 nella Sala dei Notari di Palazzo dei Priori, si svolgerà la presentazione dei Quaderni storici del Comune di Perugia nuova serie con il volume “I fratelli Pellas e la Grande Guerra. Le lettere (1913-1918)” di Serena Innamorati.

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