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INVIATO CITTADINO Festa della Vergine di Lourdes a Santa Maria Nuova, un culto che si rinnova

I borgaroli della Pesa sono così fedeli alla Vergine che, ai primi del Novecento, vollero costruire una grotta che evocasse le apparizioni di Lourdes

11 febbraio, Festa della Vergine di Lourdes a Santa Maria Nuova, alla Pesa…un culto che si rinnova. È una delle chiese cittadine dedicate alla venerazione della Madonna. Fin da quando la chiesa si trovava tra quelle demolite per far posto alla costruenda Rocca Paolina. Tanto che il titolo fu trasferito alla chiesa “nuova”, affidata ai Servi di Maria, poco oltre l’Arco dei Tei, tra via del Roscetto e l’antica via Muzia, poi Pinturicchio.

Chiesa che ha ormai fatto proprie antiche celebrazioni mariane, come quella dello scapolare, qui trasferita dopo la chiusura (causa danni del terremoto) della vicina chiesa della Madonna del Carmelo, anche detta del Carmine.

Al suo interno, oltre a numerose opere d’arte, anche il frammento di affresco con la Madonna delle Grazie di scuola perugina.

I borgaroli della Pesa sono così fedeli alla Vergine che, ai primi del Novecento, vollero costruire una grotta che evocasse le apparizioni di Lourdes.

Ricordo personalmente che, ai primi anni Sessanta, la grotta fu spostata e costruita dalla parte opposta della chiesa, ossia sulla navata destra. Ora è qui che stanno le figure della Vergine e di Bernadette, all’interno di una grotta che simula adeguatamente quella delle apparizioni.

In memoria dell’evento si terrà anche quest’anno la festa che si dipanerà a far capo da oggi, 10 febbraio, alle 17:30, con la preghiera del rosario, la messa e l’unzione dei malati. Celebrazioni affidate alla cura di don Mario Stefanoni. Domani 11 febbraio, sempre alle 17:30, ancora rosario e santa messa.

La chiesa, ordinariamente chiusa nei giorni feriali, sarà aperta, nel giorno della festa, dalle ore 10 alle 12. Un’occasione, per tanti perugini, per visitare una delle chiese più antiche e più belle della città. Così preziosa che tante nobili famiglie perugine vollero, e ottennero, di poter seppellire al suo interno i propri cari. Come documentano le numerose iscrizioni sulle botole a pavimento. Ricordo ispezioni monelle da bambino in cui, sotto il pavimento, notavamo mucchi di resti ossei a testimonianza della diffusione di tale abitudine. La vista suscitava un misto di ammirazione e di stupore, inducendoci – ancora bambini – a riflettere sulla caducità dell’avventura esistenziale.

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