Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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Dante Petrarca e l’ingenuo Boccaccio. Non codici ma opere di bene. Il titolo della conversazione di Carlo Pulsoni

Una provocazione colta che ha corrisposto alla richiesta del medievista Franco Mezzanotte, presidente dell’Associazione Vivi il Borgo, e dell’assessore alla Cultura del Comune di Perugia Leonardo Varasano

“Dante, Petrarca e l’ingenuo Boccaccio. Non codici ma opere di bene”. Questo il titolo (suggestivo e ironico) della conversazione di Carlo Pulsoni, tenuta a San Matteo degli Armeni in occasione della ricorrenza della festività di San Michele.

Una provocazione colta che ha corrisposto alla richiesta del medievista Franco Mezzanotte, presidente dell’Associazione Vivi il Borgo, e dell’assessore alla Cultura del Comune di Perugia Leonardo Varasano. Entrambi, lodandone l’efficace coordinamento (d’intesa con Francesca Grauso), hanno elogiato la corona di iniziative dantesche facenti capo proprio a Pulsoni, docente di filologia Romanza dello Studium perusinum.

E Pulsoni, more solito, è stato referente generoso di metodi e contenuti. Mettendo sotto i riflettori la tradizione manoscritta della Commedia. Non senza rilevarne le influenze nell’arte figurativa, come nel caso della giottesca Cappella degli Scrovegni, nella cui figurazione sarebbero evidenti certe influenze dantesche, ad esempio, nella rappresentazione del Limbo.

Poi un riferimento ai circa 150 codici (superstiti) attraverso i quali si dipana la tradizione manoscritta del capolavoro dantesco, sovente arricchita da scolii o note marginali che si riferiscono a questioni esegetiche, quando non riportano significative varianti.

Ovvio anche il riferimento ai trasporti-trasbordi danteschi del Boccaccio, al suo Trattatello, e al fatto che costui (non senza spese e fatica) ha trascritto l’intero corpus dantesco per ben tre volte.

Interessanti i riferimenti alle trascrizioni effettuate negli studia e botteghe e financo da parte di carcerati ‘addicti’ (imprigionati per debiti), non digiuni dell’ars scriptoria.

Poi una serie di interessantissimi dettagli, come quello di una macchia sotto la quale, con metodi di rilevamento a infrarossi, è stato individuato un ritratto di Omero. Boccaccio, insomma, anche artista grafico.

Lo stesso Petrarca, cercando di simulare indifferenza verso Dante, ne ha ripreso spunti, individuati in riferimenti numerici a latere, finora misteriosi, che Pulsoni riconduce a citazione di passi precisi.

Un pomeriggio di sano divertimento, punteggiato di riferimenti puntuali. Come solo riesce a fare uno studioso di rango.

Ricordo personale. Mi piace citare il primo incontro, di qualche anno fa, quando l’amico Attilio Bartoli Langeli mi presentò questo “ragazzo”, assai promettente, che ricopre con merito la cattedra che fu di Francesco Alessandro Ugolini, della cui stima mi onoro, insieme all’amicizia del suo allievo Giovanni Moretti, padre della dialettologia magionese-perugina.

Insieme a Bartoli Langeli e al giovane Pulsoni facemmo le bucce a un pessimo restauro, maldestramente effettuato a carico di un codice della Biblioteca comunale Augusta. Un assessore ignorante minacciò querele, che si dovette rimangiare. Il patrocinio intellettuale di Bartoli-Langeli e del giovane di bottega Pulsoni mi salvò dall’esigenza di dover mettere (come si dice) l’avvocato.

La polemica si chiuse con l’invito di Attilio “Lasciamo riposare quei poveri resti”, riferendosi al manoscritto sfregiato dalla nera ignoranza dei restauratori.

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