Domenica, 17 Ottobre 2021
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INVIATO CITTADINO Quanto costa avere un Dante d'antan

Da quella folignate del 1472 a quella con le illustrazioni di Dalì 'spezzata' da un disinvolto antiquario: interessante conferenza al Manu sul valore economico delle edizioni del divin poeta

Quanto costa avere un Dante d’antan. Interessante conferenza al Manu sul valore economico delle edizioni del divin poeta (il relatore ha ribadito che, in origine, ‘divino’ era chiamato il poeta, non le sue ‘rime’).

Ne parla un super esperto, Fabio Massimo Bertolo, filologo di vaglia, oggi punta di diamante di Finarte, passando per Christie’s. 

Dopo aver elogiato la mostra al Manu e quella in Augusta, Bertolo propone, in slide, specimina danteschi e loro valutazione commerciale. Non senza aver declinato i tre criteri, più uno, che presiedono alla formazione del prezzo. Parte da un kirkup, una maschera funeraria di padre Dante, appetita dai collezionisti. 

Poi parla dei valori sui quali si fondano le valutazioni: rarità, stato di conservazione e rapporto domanda-offerta. Non senza tener conto (specie in ambiente anglosassone) del pedigree, ossia della catena dei possessori.

L’Inviato Cittadino (da cinefilo accanito) scopre così che l’italo-americano Frank Capra (3 Oscar e quattordici premi, oltre alle innumerevoli candidature) possedeva ben 640 edizioni dantesche di pregio, fra le quali il prezioso incunabolo folignate.

Dal blocco zeppo di date e dati, estraggo. Le copie conosciute dell’edizione folignate del 1472 sono 35. La coeva edizione mantovana ne conta 16. Quella veneziana solo 6. La napoletana del 1477 ne ha realizzate 14; la veneziana del 1477 ben 101. Della napoletana del 1478 si conoscono 3 esemplari.

Inizialmente le edizioni erano solo testo, poi si aggiunge il commento. E quindi disegni, incisioni, immagini anche colorate.

Il relatore confida che si deve a lui e al collega Carlo Pulsoni l’individuazione di una copia con glosse autografe del Bembo: una rarità che offrirà spunti per studi di vaglia.

E poi Aldo Manuzio veneziano e i suoi numerosi imitatori. Così tanti che lui stesso, per saggiarne l’autenticità, consigliava ai clienti di ‘annusarle’, poiché la sua carta e i suoi pigmenti erano di rango e non maleolenti, come quelli dei plagiari.

L’esposizione si arricchisce di curiosità, giungendo a raccontare - e a mostrare - la mini copia di cm 5,5. O quella gigantesca, in tre volumi, del peso di 30 chili, venduta con mobile contenitore e leggio speciale con sollevatore. E poi la Commedia in sei volumi con le illustrazioni di Dalì che un disinvolto antiquario spezza per vendere le tavole disgiuntamente.

Domande del pubblico e risposte pertinenti. Un pomeriggio a conferma del detto “ludendo discitur”.

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