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Coronavirus, l'Intersindacale medica Umbria: "Potenziare i dipartimenti di prevenzione e le strutture dei medici di famiglia"

Secondo il coordinatore Giovanni Lo Vaglio è necessario "razionalizzare la rete ospedaliera in modo da non congestionarla con ulteriori forti ricadute sulle liste di attesa"

Riceviamo e pubblichiamo una nota della intersindacale medica Umbria sulla situazione emersa dopo la prima fase dell'emergenza sanitaria da Covid19, nota a firma del coordinatore Giovanni Lo Vaglio.

"Lo avevamo detto in tutte le sedi che sarebbe finita così se non si potenziavano subito i dipartimenti di prevenzione e le strutture dei medici di famiglia, per poi razionalizzare la rete ospedaliera in modo da non congestionarla con ulteriori forti ricadute sulle liste di attesa.

Già la testimonianza concreta, data dai numeri, che senza dirigenti veterinari impiegati nell’epidemiosorveglianza durante il lockdown non si sarebbero avuti i risultati positivi della prima ondata la dice lunga: durante quel periodo almeno dieci unità, soprattutto nell’azienda Usl Umbria 1 dove si è concentrata la quasi totalità dei casi, sono state costantemente impegnate a supporto dei servizi medici d’Igiene e Sanità Pubblica grazie anche al blocco delle attività di controllo ufficiale sulla filiera agroalimentare.

Ma oggi siamo ripartiti senza che il Ministero della Salute abbia ridefinito ufficialmente i LEA in quel settore mentre le unità impiegate si sono ridotte alla metà anche per via dei progressivi pensionamenti, alla faccia del 5% da destinare alla prevenzione primaria, come prevede la legge, con il rischio di fare la fine del registro sui tumori.

Inoltre, da tempo, avevamo fatto presente come medici di famiglia l’urgenza di introdurre l’obbligatorietà della ricetta telematica per tutte le ricette ripetitive con richieste tramite sistemi che evitino il contatto tra personale di studio, di inserire nello screening di osservazione mensile tutto il personale di studio dei medici di medicina generale dotandolo delle misure di protezione a carico delle ASL e di utilizzare il personale di volontariato per gestire le code dei pazienti che stanno incominciando anche a manifestare segni di aggressività.

Sul fronte ospedaliero è mancato il minimo di informazione preventiva con disposizioni organizzative improvvisate, come sta succedendo a Foligno che assieme a Perugia, Terni e Città di Castello diventeranno le strutture ospedaliere sostanzialmente dedicate in gran parte al Covid 19. Abbiamo chiesto maggiore interlocuzione con le organizzazionei sindacali di categoria, soprattutto sul piano tecnico, per dare un contributo, producendo documenti senza alcuna rivendicazione sindacale, per i criteri di fabbisogno delle dotazioni organiche , per sciogliere il nodo delle scuole di specializzazione, in modo da avere una risposta più consona alle esigenze del territorio e non a quella di qualche barone universitario, per le criticità da affrontare nel nuovo piano sanitario regionale in vista della riorganizzazione delle Aziende sanitarie e per ottimizzare le risorse sempre più ridotte come stanziamento dei governi centrali, indipendentemente dal colore politico.

Speriamo che dal 21 ottobre, data in cui dovremmo essere convocati in assessorato, cambi finalmente la musica perché i suonatori ci sembrano, più o meno, sempre gli stessi".

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