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Il centro storico perde pezzi: chiude la Pizzeria Marchigiana, era aperta dal 1958

La titolare: "Non ce la facevo a pareggiare i conti con l’affitto. Anni di lavoro sfumati come neve al sole"

Chiude la mitica Pizzeria Marchigiana, al civico 3 di via dei Priori, ad angolo con via della Gabbia. Aperta nel 1958, costituiva l’alternativa laica alla patatina del Sòr Carlo di via del Forno. Un’impresa cominciata oltre un sessantennio fa – sebbene con cambiamento di gestione – aveva goduto di grande prosperità. Anticipò la fortuna della pizza al taglio, fino ad allora sconosciuta nella città del Grifo.

Sorta a fianco del Little Bar di Ivo – esercizio poi divenuto Papaya – ha ospitato torme di giovani. Ci comprava la pizzetta anche Gianfranco Rosi, cameriere al Little Bar, allora timido adolescente che andava in palestra per irrobustire le esili gambette. Fu forse quella pizza a favorire la sua ascesa al campionato del mondo di pugilato?

Certo è che di mozzarella in quel piccolo laboratorio se ne è consumata a tonnellate.

Le sedie e i tavolini all’esterno furono anche l’“ufficio” di Silvano Cenci, in arte Straccivarius. Sotto quegli ombrelloni furono concepite esperienze artistiche, teatrali, musicali e le celebri “declamazioni”, insieme a Paolo Vinti, fra provocazione e delirio. Stracci viene ricordato anche da Achille Roselletti junior, figlio dell’indimenticabile Achille, attore e regista, talentaccio improvvisatore, capace di reinventare le battute di una pièce o di entrare in scena col costume sbagliato. Ma persona di grande risorse umane e culturali che apprezzava Stracci, individuo fragile e dichiaratamente diverso. Quando l’orgoglio gay era di là da venire e quando i perugini ti facevano pagare duramente la diversità. Lo fecero con Sandro Penna, ci provarono con Stracci, che se ne infischiò e andò prima a Nizza a suonare al cabaret e poi in eremitaggio a Corciano a “fare il monaco tibetano”.

Ricorda Mauro Tippolotti: “Quella pizza era straordinaria. Se ne sentiva il profumo da lontano. Alta, morbida, bollente, col fondo croccante”.

“Ormai – dice la titolare Klodiana – non ce la facevo a pareggiare i conti con l’affitto”. “Sono stata qui per 18 anni – racconta – dieci come dipendente e otto come titolare, essendo subentrata nella gestione senza nemmeno cambiare il nome. Anni di lavoro e di soddisfazione, ora sfumati come neve al sole”. Momento di tristezza e di rammarico. L’Inviato Cittadino non ha l’ardire di chiederle una foto: sarebbe come infilare il dito nella piaga.

Spesso un luogo, come questo buco di pizzeria in via dei Priori, può assurgere a simbolo di un’epoca, rimpianta (da molti di noi) solo nel ricordo di una disperata giovinezza. Quando la felicità si chiamava “pizzetta”, comprata a trenta lire e divorata con gusto. Come gli anni che non tornano, come gli amici che se ne sono andati. Qualcuno troppo presto. Con la pizzeria di via dei Priori se ne va un altro pezzetto di Perugia. Uno in più. E non si può che deprecarlo.

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