Non è facile essere donne in Umbria: è la regione con il più alto tasso di vittime in rapporto alla popolazione femminile

Il 25 novembre si celebra la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Dati, criticità, rischi e pericoli per il genere femminile

Non è facile, in Umbria e in Italia, essere una donna sia in casa che fuori, sul luogo di lavoro. Oggi si celebra la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne; si tratta di una ricorrenza istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite che ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le associazioni a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica in quel giorno. Non è una giornata simbolica, ma deve esser operativa e per riflettere veramente. La violenza sulle donne è in continuo aumento. Il femminicidio è la punta estrema, quella più drammaticamente visibile, ma è soltanto una piccola percentuale di un calvario - un vero e proprio calvario - per tante, tantissime donne che vivono in Umbria. Violenze sessuali, violenze fisiche e psicologiche, umiliazioni e violazione dei diritti fondamntali di parità. Non è una teoria, sono dati di fatto.

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E' chiara l'analisi della senatrice Nadia Ginetti membro della “Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere”: “Continuano i casi di violenza di genere e maltrattamento anche in Umbria. I dati dicono che, anche se sono in calo durante questo anno a livello nazionale, la violenza sulle donne continua a rappresentare un fenomeno molto significativo. E l’Umbria è la regione con il più alto tasso di vittime in rapporto alla popolazione femminile, come già rilevato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta istituita presso il Senato della Repubblica". Le Questure di Perugia e Terni hanno rilevato come siano sempre di più gli interventi per violenze familiari tanto da richiedere una formazione per gli operatori che devono intervenire. I dati dei due grandi centri di accoglienza in Umbria rendono bene l'idea, seppur molte ancora subiscono in silenzio: a Perugia dal 2014 al 2018 sono state accolte 1435 donne ed ospitate 97 con 102 minori; a Terni le donne accolte sono state 865, di cui 68 ospitate con 74 minori. E nonostante tutto questo dramma e tutta questa mole di lavoro, i centri sono a rischio chiusura o blocco a causa di fondi a singhiozzo da Regione e Stato. Servono fondi strutturali, costanti e non solo per i singoli progetti che spesso vengono rallentati dalla burocrazia, soprattutto per la parte dell'erogazione dei fondi. I dati Istat per l'Umbria indicano che le violenze sulle donne in oltre il 70% dei casi sono da attribuire a mariti, fidanzati ed ex partner, padri, fratelli e amici. 

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C'è un numero verde in Umbria l'800 861126 specializzato per raccogliere richieste di aiuto e per denunciare la violenza contro le donne: è attivo 24 ore su 24, tutti i giorni. Rispondono operatrici formate. Il Codice rosso, legge n. 69/2019 di recente approvazione, ha introdotto nuovo strumenti di aiuto per le donne ma ci sono storture da rivedere come hanno messo in evidenza nella commissione al senato: serve rafforzare la formazione e specializzazione degli operatori di polizia e giudiziari, rivedere le pene in caso di violazione del divieto di avvicinanento dell'uomo maltrattante al fine di consentire l’ arresto. Soprattutto non possono mancare le risorse per le reti di aiuto e di protezione per le donne ma anche per il recupero degli uomini maltrattanti. Serve una cultura nuova in Umbria e nel mondo: quella del rispetto, quella del non possesso, quella dell'esempio in casa fondamentale per l'educazione ai figli. Bisogna intervenire ora: uomini e donne devono stare in prima linea, dalla stessa parte. 

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