Il grido delle piccole imprese umbre: "Tanti annunci, ma scarse ricadute. Meno burocrazia e maggior contributi"

La questione sollevata da Confartigianato Imprese Perugia. A rischio le piccole imprese legate all'artigianato, al turismo, al commercio. Servono aiuti mirati

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È una stima pesante, quella in grado di fotografare l’attuale situazione delle imprese italiane. Secondo il centro studi della Confartigianato di Mestre, in tre mesi hanno cessato la propria attività oltre 13.000 imprese, con la previsione che altre 80.000 cesseranno entro il 2020, cioè circa 1.300 rapportate alla realtà umbra.

E nel nostro territorio, con tutto il suo intessuto fatto di microimprese dell’artigianato, del piccolo commercio, del turismo e del turismo - secondo il presidente vicario di Confartigianato Imprese Perugia, Giorgio Buini - l’attenzione necessaria fino ad ora sarebbe mancata. “Abbiamo ascoltato tante enunciazioni, ma degli oltre 500 miliardi messi a disposizione, sia le imprese, sia i cittadini, hanno preso poco o nulla…”

È ancora Buini ad evidenziare i “forti dubbi” pervenuti da parte delle imprese. C’è delusione “dai tanti provvedimenti adottati fino ad oggi dall’Esecutivo. Moltissimo clamore mediatico, ma scarsa ed insufficiente ricaduta sulle imprese e sui cittadini”.

“Le risorse - prosegue Giorgio Buini - terminati i proclami, se ci sono, dovranno essere ‘toccate’ con mano, percepite dalle persone, dalle imprese, dalle fasce deboli della popolazione. Il Governo, e non è una critica partitica, sta trattando le misure ed i provvedimenti economici e sociali dovuti al Covid 19 come normali anziché, secondo noi, straordinarie”.

Detassare le imprese per dargli respiro, investire nelle infrastrutture digitali e rateizzare nell’arco di un anno i versamenti tributari e contributivi sospesi fino al 16 settembre 2020, prorogare almeno fino a settembre i versamenti delle imposte a saldo ed in acconto relative ai redditi 2019.

Sono queste le soluzioni paventate dal segretario di Confartigianato Imprese Perugia, Stelvio Gauzzi, per garantire alle imprese sopravvivenza, evitando “i freni della burocrazia” e aiutandole con un contributo a fondo perduto “sostanzioso”.

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“La storia - prosegue Gauzzi - ci ha insegnato  che si riparte, o meglio, si potrà ripartire se ci saranno gli imprenditori che investono, che creano occupazione e non burocrazia, che consolidano il principio di una nuova comunità, magari digitale, ma legata agli antichi valori dell’uomo”.

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