Coronavirus | La stragrande maggioranza degli umbri ha rispettato le regole: i dati, abbattuti gli spostamenti fino all'80%

Mauro Casavecchia di Aur ha studiato a fondo la ricerca di Teralytics, che ha analizzato le informazioni provenienti da 27 milioni di sim telefoniche di diversi operatori presenti in Italia, per rilevare l’intensità degli spostamenti sul territorio nazionale.

Le multe ai trasgressori, le denunce via social, i bilanci della Prefettura indicano solo quella piccola parte - seppur rilevante ai fini di un potenziale incremento del contagio - di umbri che non hanno rispettato le regole mettendo a rischio la propria e la salute degli altri. Ma fino ad oggi non c'erano studi per dimostrare quanto i cittadini di casa nostra sono stati invece ligi alle norme, dimostrando civiltà e capacità di sacrifici importanti, inimmaginabili fino all'inizio di febbraio 2020. Ora però grazie alla tecnologia, agli studi degli esperti di big data e la sorprendente vitalità e capacità dell'ente umbro Agenzia Umbria Ricerche sono a disposizioni dei dati che ci devono rendere orgogliosi e dimostrano - seppur in parte - quanto sia fondamentale quel #stateacasa per arginare - come è in corso in Umbria - il contagio giornaliero. Mauro Casavecchia di Aur ha studiato a fondo la ricerca di Teralytics, che ha analizzato le informazioni provenienti da 27 milioni di sim telefoniche di diversi operatori presenti in Italia, per rilevare l’intensità degli spostamenti sul territorio nazionale.

casavecchia - Copia-2"Non c’è dubbio che, anche in Umbria - scrive il responsabile della ricerca di Aur - le restrizioni alla mobilità necessarie al contenimento dell’epidemia siano state prese molto sul serio. Molti di noi sono relegati in casa da settimane, altri hanno ridotto drasticamente i propri spostamenti limitandosi ad uscire per le necessità legate alla sopravvivenza, e solo una parte minoritaria continua a muoversi quotidianamente per assicurare la produzione di beni e servizi essenziali al sostentamento della collettività. L’andamento dei dati riferito al periodo tra il 23 febbraio e il 26 marzo, mette in luce un vero e proprio crollo del numero degli spostamenti giornalieri, che si verifica dapprima nelle aree più colpite dall’emergenza sanitaria del Nord Italia, per estendersi poi progressivamente verso le regioni centrali e meridionali". 

Come impatta il progressivo lockdown sugli spostamenti?
"Fino al 4 marzo - data del decreto che ha sospeso le attività didattiche in scuole e università - mentre gli abitanti di Lombardia e Veneto hanno già da tempo rallentato la propria mobilità e Bergamo si trova al -34% rispetto a tre settimane prima, gli umbri non modificano in modo sostanziale le proprie abitudini di movimento, che continuano a fluttuare intorno ai livelli registrati in precedenza. In quella data a Perugia, con il +10% rispetto a venti giorni prima, si tocca l’ultimo picco positivo prima delle restrizioni". 

A partire dal 5 marzo però tutte le regioni italiane cominciano a fermarsi e l’ultimo giorno in cui in alcune sporadiche città – tra cui Terni – si registrano flussi non ridotti è il 6.

LA RICERCA - Il 9 marzo, quando viene pubblicato il decreto c.d. #IoRestoaCasa che estende le misure della zona rossa del decreto precedente all’intero territorio nazionale e limita gli spostamenti a quelli necessari, la mobilità è già calata del 20% circa in Umbria (e si è più che dimezzata a Bergamo). Quando l’11 marzo un nuovo decreto dispone la chiusura di esercizi commerciali, bar e ristoranti, gli spostamenti degli umbri si sono ridotti di ulteriori dieci punti. Si comincia inoltre a ravvisare una certa divaricazione – che continuerà a manifestarsi anche nelle settimane successive, almeno nei giorni feriali – tra le aree urbane dei due maggiori centri regionali e il resto dei loro territori provinciali, nei quali la riduzione degli spostamenti risulta meno pronunciata. Un disallineamento che trova probabilmente giustificazione nella diversa distribuzione dei servizi essenziali, più facili da reperire in prossimità nei centri urbani, e che d’altra parte si riscontra in certa misura anche a livello nazionale tra aree metropolitane e zone montane.

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Nelle settimane seguenti prosegue dappertutto la tendenza alla limitazione progressiva degli spostamenti, che si minimizzano durante gli ultimi fine settimana. Il decreto di domenica 22 marzo, che impone ulteriori restrizioni con la chiusura delle attività produttive non essenziali, coincide con il punto minimo sin qui registrato negli spostamenti: rispetto a cinque settimane prima, la mobilità è crollata ormai a -69% a Perugia e addirittura a -84% a Terni, appiattita quasi sui livelli bergamaschi.

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"Proprio l’esempio di Bergamo - conclude Casavecchia - dimostra che, pur avendo subito un massiccio ridimensionamento, gli spostamenti degli umbri non sono stati altrettanto pesantemente decurtati, naturalmente in funzione della diversa gravità dell’emergenza sanitaria. In ogni caso, va tenuto presente che se intensità e durata del necessario rallentamento della mobilità da un lato favoriscono il contenimento della diffusione del contagio, nel contempo tendono ovviamente a impattare in modo negativo sullo svolgimento delle attività economiche. Occorrerà dunque continuare a monitorare attentamente l’evoluzione della situazione per provare a contemperare le due esigenze e trovare il migliore punto di equilibrio possibile".

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