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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

L'INTERVISTA Matteo Grandi lancia il nuovo libro 'La verità non ci piace abbastanza': "La mia battaglia contro bufale e disinformazione"

"E' il vero male dei nostri tempi, un virus per il quale non esiste ancora un vaccino"

Matteo Grandi, giornalista e autore televisivo, lotta tutti i giorni contro il dilagare della cattiva inormazione, di quella pilotata o peggio ancora di quella completamente artefatta. Perugino doc, Matteo è ormai diventato un esperto che si è messo al servizio dei lettori e soprattutto difende il giornalismo, quello corretto. La nostra intervista dopo l'uscita per Longanesi dell'opera "la Verità non ci piace abbastanza".

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Perché un libro sulla disinformazione?
Perché è il vero male dei nostri tempi, un virus per il quale non esiste ancora un vaccino. 

Il tuo libro vuole essere un vaccino?
Né vaccino, né cura. Ma una lettura che spero possa aiutare a creare consapevolezza, il primo vero antidoto per difenderci da un sistema informativo avvelenato. E dalle derive dell’infodemia, che dall’avvento del Covid ha reso il quadro ancora più instabile. 

matteo-grandi-copertina-2A proposito di fake news: qual è il tuo punto di vista in merito da attento osservatore della rete?
Visto che parliamo di bufale e di punti di osservazione, forse dovremmo e ribaltare le nostre prospettive smontando la regina di tutte le bufale, quella che le fake news siano una prerogativa della rete. 

E non è così?
No. La disinformazione è sempre esistita, da ben prima dell’avvento del web. E se oggi le bufale proliferano è anche responsabilità dei media tradizionali, che a forza di cercare sensazionalismo e titoli clickbait sono venuti meno al loro ruolo di guardiani dell’informazione. Senza contare la quantità di fake news che negli ultimi mesi in piena pandemia ha trovato spazio nei giornali traduzionali. 

Insomma, assolvi il web?
Tutt’altro. Nel web ci sono meccanismi di amplificazione che spesso sono usati per rendere virali fake news, complottismi e negazionismi varii. Negarlo sarebbe ipocrita. Cerco però di riportare il tema della rete brutta e cattiva sui binari dell’oggettività. La rete è solo uno strumento neutro. Buona cattiva dipende dall’uso che se ne fa. Per esempio Internet è spesso un alleato prezioso per smascherare le bufale. 

Ci sono altre insidie in rete?
Sì e sono parte integrante del problema “disinformazione”. Mi riferisco alla profilazione che spesso ci ingabbia in camere dell’eco in cui vengono confermato i nostri pregiudizi o alle fonti algoritmiche che selezionano le notizie per noi in base a quelli che secondo la nostra profilazione sono i nostri gusti. Ma così l’informazione che riceviamo è deformata e dopata. 

Di chi è la responsabilità?
Da questo punto di vista non si possono non chiamare in ballo le grandi piattaforme e i colossi della rete. 

Insomma verrebbe da dire che siamo circondati…
Il contesto informativo è sicuramente malato. Se a quanto detto aggiungiamo anche il ricorso alle fake news da parte della politica il quadro è completo. E decisamente poco rassicurante. 

Come se ne esce?
Ridando dignità al giornalismo, magari basando l’informazione su nuovi modelli di business slegati dal clickbait ma a un’informazione di qualità a pagamento anche in rete, sul modello del New York Times. Creando cultura della rete e consapevolezza attraverso percorsi di educazione digitale. Riscoprendo lo spirito critico. E imparando a difenderci da soli. Se usciamo dal perimetro dei nostri pregiudizi il web ci mette a disposizione tutti gli strumenti per informarci al meglio e contrastare la disinformazione.

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