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Cronaca

Umbria, caso Barbara Corvi: la procura “molla” Roberto Lo Giudice, chiesta l’archiviazione

Arrestato a marzo 2021 con l’accusa di avere ucciso la moglie, è stato rimesso in libertà. Ora gli inquirenti fanno un passo indietro. E la scomparsa della giovane mamma amerina resta un mistero

Era il 30 marzo dello scorso anno quando il procuratore della Repubblica di Terni, Alberto Liguori, annunciò la “svolta” nelle indagini sulla scomparsa di Barba Corvi, la giovane mamma di Amelia di cui non si hanno più notizie dal 27 ottobre del 2009. Omicidio premeditato e occultamento di cadavere erano le accuse che gli inquirenti muovevano nei confronti del marito della donna, Roberto Lo Giudice, per cui si erano aperte le porte del carcere di vocabolo Sabbione. Nell’inchiesta era finito anche il fratello dell’uomo, Maurizio, indagato ma senza nessun provvedimento di custodia cautelare.

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L’indagine era ripartita dai fatti del 2015: al termine di una prima fase di accertamenti, non erano emersi elementi tali da poter stringere il cerchio attorno a Lo Giudice. E la sua posizione, allora, era stata archiviata. Sei anni dopo quella decisione e dodici dalla scomparsa della giovane mamma di Amelia – sparita senza lasciare tracce dalla sua casa di Montecampano – alcuni pezzi della storia sembravano essersi ricomposti. La procura di Terni ipotizzava un “duplice movente”: da una parte i soldi, dall’altra la relazione extraconiugale di lei che si intrecciava con quella di lui. Soldi e sesso, insomma, conditi da quello che era stato definito come un “atteggiamento mafioso”.

E proprio le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia avevano “corroborato” i sospetti che gli investigatori avevano coltivato nel tempo: quattro ex pentiti di ‘ndrangheta, tra cui alcuni familiari di Lo Giudice, confermavano la pista dell’omicidio e indicavano in lui il responsabile di questa sparizione.   

Prima della fine di aprile 2021, Lo Giudice viene rimesso in libertà: resta indagato ma non sussistono i motivi per tenerlo dietro le sbarre. C’è però anche qualcosa di più: il tribunale del riesame, nel provvedimento di scarcerazione, passa al setaccio gli elementi dell’inchiesta. E li smonta. Spiegando che Lo Giudice non avrebbe avuto il tempo materiale per uccidere la moglie e far sparire il suo cadavere. E anzi aggiungendo che – forse – c’erano anche altre piste da battere per arrivare ad uno spiraglio di verità. Suggerendo ad esempio di “indagare” sull’ex amante di Barbara e di valutare piste alternative, ma anche adombrando l’ipotesi che Barbara se ne era andata volontariamente.

Da qui, si apre una battaglia giudiziaria: la procura ricorre contro il riesame e la Corte di cassazione conferma la bontà di quella decisione. Lo Giudice resta libero. La procura accusa il colpo.

La novità è che il prossimo 7 luglio si torna davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Terni che dovrà pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione che la procura di Terni ha chiesto per quello che ormai sembra potersi definire a tutti gli effetti ex indagato. La richiesta – firmata da Liguori – riproporrebbe tutti gli elementi a carico di Lo Giudice raccolti dagli investigatori, pur chiedendo di “chiudere” il caso per un atto che sembra più una provocazione che un passo giudiziario.

La famiglia di Barbara – assistita dagli avvocati Giulio Vasaturo ed Enza Rando dell’ufficio legale di Libera – proporrà opposizione a questa richiesta così come è possibile che il tribunale disponga nuove indagini. Perché il 7 luglio 2022, dodici anni e nove mesi dopo quel misterioso pomeriggio, di Barbara non si sa ancora nulla. E neanche di chi potrebbe averla fatta sparire.

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