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E' perugina la massima esperta del celebre musicista Francesco Morlacchi: ecco le sue scoperte

Suo il merito, fra l’altro, di aver individuato il valore di spartiti autografi sfuggiti – per incompetenza – alle mani rapaci degli antiquari, acquistandone diversi a prezzi modesti

Biancamaria Brumana, docente presso lo Studium perusinum, è unanimemente considerata la massima studiosa di Francesco Morlacchi. Al musicista, nato nel misero quartiere della Spina (a piazza Grimana), Biancamaria ha dedicato una pluralità di studi, a far capo dalla fine degli anni Ottanta.

Suo il merito, fra l’altro, di aver individuato il valore di spartiti autografi sfuggiti – per incompetenza – alle mani rapaci degli antiquari, acquistandone diversi a prezzi modesti (ne demmo notizia su queste colonne). Si trattava delle canzoni da tavola scritte nel 1812 per allietare le giornate degli ospiti nella località termale di Tharandt, vicino a Dresda.

Ora la musicologa e storica della musica è sugli scaffali con “Morlacchiana”, una messa a punto attualizzata degli studi dedicati all’intestatario del nostro teatro comunale, del conservatorio musicale, di una piazza dell’acropoli… e di tanto altro. Come di consueto, Brumana affronta l’argomento con una robusta acribia scientifica, ma senza trascurare la divulgazione alta, ossia la leggibilità per i semplici appassionati di cultura e storia locale.

Veniamo così a sapere che, intorno al 1870, il conte Giovan Battista Rossi Scotti, detentore di tanti autografi morlacchiani, ne fece dono a diversi personaggi in diverse parti d’Europa e del mondo. Operazione che oggi non esiteremmo a definire dissennata, ma che il nobiluomo fece con intento promozionale. Così la Brumana ha seguito il percorso inverso, per tornare a Perugia partendo da Dresda, Rio de Janeiro, Kiev, Bruxelles, Londra, Parigi, New York. Anche se alcuni donatari privati non sono stati rintracciati. Il libro aiuta a divulgare autografi nuovi o dei quali non si sapeva molto, ma anche manoscritti sconosciuti.

Alcuni originali furono mandati da Rossi Scotti a Firenze (editore Guidi), altri a Gubbio, Città di Castello. Qualcosa è finito alla Pierpont Morgan Librery di New York, mentre un’arietta sta alla Biblioteca Augusta e dei canoni al conservatorio musicale della Vetusta. Non c’è che dire: il lavoro di Biancamaria Brumana è indispensabile e resterà come prezioso scrigno a beneficio degli studiosi che intenderanno accingersi ad ulteriori approfondimenti sul musicista perugino.

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