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"Sesso al telefono", minorenne gettata in pasto ai maniaci del web

L'incubo di una ragazzina: telefonate oscene nel cuore della notte. Così si è ritrovata iscritta ad un sito di incontri per adulti

“Mi arrivavano chiamate nel cuore della notte da numeri che non conoscevo e dall’altro capo del telefono sentivo uomini ansimare”. E’ questa l’agghiacciante frase pronunciata oggi in un'aula del tribunale di Perugia da una giovane ragazza, all’epoca dei fatti minorenne.

Una storia ancora piena di ombre  che l’hanno resa, suo malgrado, protagonista di un noto sito internet per incontri tra adulti. Davanti al giudice Antonietta Martino, la ragazza, costiutitasi parte civile nel processo,  ha raccontato come, all’epoca dei fatti ancora piccola, i suoi dati personali e le sue foto fossero finite in questo sito, rendendole la vita impossibile.

Tutta inizia qualche anno prima. La giovane, entra a far parte di un gruppo di altri coetanei per realizzare un lungometraggio e le viene affidata la parte da protagonista. La prima parte maschile invece, viene data al fidanzato di una delle partecipanti, all'epoca già maggiorenne. Il film viene realizzato e tra le due ragazze "rivali" a parte qualche normale screzio tra adolescenti, il rapporto di conoscenza termina lì.

Poco tempo dopo iniziano le chiamate notturne: “Prima da numeri sconosciuti, poi anche da quelli visibili, ma non solo di notte. Le chiamate avvenivano anche di giorno”, continua il racconto della giovane. Finchè un giorno non ho chiesto chi fosse e perché mi stava chiamando e mi ha risposto che aveva trovato il mio profilo su un sito, il cui nome non lo avevo mai sentito prima”. A quel punto la ragazza chiede l’amicizia su facebook allo sconosciuto per farsi mandare il link e scopre l’amara verità. Sul sito per adulti erano finiti i suoi dati, le sue foto rubate dai social e messaggi con cui invitava gli altri utenti a fare sesso telefonico con lei, ma che sarebbe volentieri passata anche ai fatti.

Frasi da brivido, per una ragazzina non ancora diciottenne, specie perchè -come da lei denunciato-non erano le sue. Ne parla con la madre e subito sporgono denuncia alla Polizia Postale che, attraverso l’indirizzo IP, riescono a risalire ad una utenza telefonica a nome della famiglia dell’imputata."In paese di era sparsa la voce e molti non credevano al fatto che non fossi stata io a creare quel profilo sul sito di incontri". Per lo stress causato da questa torbida vicenda la giovane è dovuta ricorrere ad uno psicologo per aiutarla ad uscire serenamente da una vicenda non ancora conclusa.

Il rinvio dell'udienza, per l'ascolto dei teste della parte civile, è stata fissata a metà febbraio 2017. 

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