Sant'Egidio, ipotesi stazione ferroviaria in supporto all'aeroporto

La variante al raddoppio dell'Orte-Falconara torna ad essere argomento di sviluppo del territorio perugino-assisano anche in virtù della candidatura per la Capitale Europea del 2019. Ecco il progetto

Con il nuovo Governo Monti, alcuni dei più influenti comuni dell’Umbria riprovano, la prima volta fu nel 2005, la scalata al progetto della variante ferroviaria dell’Orte-Falconara, i cui fondi non sarebbero stati accantonati dall’Esecutivo nonostante i tagli alle opere pubbliche previste nell’ultima finanziaria.

Soldi che in verità sarebbero a bilancio per un altro storico progetto: quello del raddoppio della ferrata che da Spoleto, passa per Foligno, Gualdo Tadino, Fossato di Vico e si immette nel più fornito asse ferroviario marchigiano.

Ma le amministrazioni comunali di Perugia, Assisi e Gubbio – anche in virtù della candidatura alla Capitale Europea del 2019 delle prime due – vorrebbero utilizzare quelle risorse per una più remunerativa tratta da realizzare che può vantare un bacino di utenza 300mila persone contro quella del raddoppio di appena 70mila.

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Ecco dunque che i sindaci hanno scritto direttamente al Ministro dei Trasporti per ribadire una variante che prevede da Foligno un raddoppio ferroviario che passi per Assisi, lambisca Perugia con la nuova stazione dell’aeroporto di Sant’Egidio – che ne beneficerebbe anche per diventare praticamente il secondo scalo romano – e approdi finalmente a Gubbio – città delle maggiori aziende regionali le cementerei Barbetti e Colaiacovo – per poi riprendere Fossato e da lì le Marche. Perugia e Assisi sarebbero così meglio collegate con le rotte turistiche.

Ma i sindaci di Foligno e Spoleto non la pensano così: “Il progetto di raddoppio di questa tratta ferroviaria strategica – affermano Mismetti e Benedetti – esiste da tempo e vede parti già completate. Promuovere un’idea simile in questo periodo di grave crisi economica e di scarse risorse, è inopportuno e controproducente perché potrebbe rallentare o bloccare la realizzazione di un’opera necessaria per l’Umbria, andando inoltre ad aggravare la già difficile situazione in cui versano i territori dell’Appennino centrale umbro".

 

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