Cronaca

Sanità e territori, la denuncia: "40 medici di base prossimi alla pensione: ritardi sulle nuove sostituzioni"

La rete sanitaria territoriale potrebbe restare scoperta in alcuni comuni umbri proprio nel momento in cui si cerca di non gravare sugli ospedali

Entro fine anno in Umbria oltre 40 medici di base e pediatri di libera scelta - l'equivalente del medico di base che assiste i bambini da 0 a 14 anni – andranno in pensione e rischiano di non essere sostituiti nei tempi previsti a causa del mancato avvio dell’iter di avvicendamento in capo alle Aziende sanitarie locali (Asl). A questo proposito i consiglieri regionali del Pd Tommaso Bori, Michele Bettarelli e Simona Meloni annunciano la presentazione di un’interrogazione alla Giunta per “conoscere quali azioni intenda mettere in campo affinché si trovino le più rapide e certe soluzioni rispetto ad una problematica che, già da tempo, sta alimentando una forte preoccupazione nei cittadini, specie tra i più anziani e tra quelli residenti nelle periferie e nei piccoli borghi, che hanno maggiori difficoltà di spostamento e minore dimestichezza con le nuove tecnologie”.

E’ stato promesso a livello nazionale lo sblocco del turnover, ma le procedure sono lente e la media dei tempi tra emersione del bisogno e effettiva assunzione dei vincitori dei concorsi è di oltre 4 anni. E così, con in più il blocco imposto dal covid-19, da settembre del 2019 ad oggi sono state messe a concorso meno di 22 mila posizioni lavorative: di questo passo ci vorrebbero oltre dieci anni a recuperare i posti persi.

“Un sistema sanitario realmente vicino ai bisogni dei cittadini e attento alla medicina territoriale – continuano i consiglieri regionali - non avrebbe dovuto farsi trovare così impreparato a gestire tempestivamente situazioni come queste, già note da tempo e ampiamente programmabili, tanto più nel corso di emergenza sanitaria e sociale. Per altro sono oltremodo evidenti le problematiche generali relative al sotto organico e alle aree carenti della medicina generale che andrebbero al più presto sanate anche per dare una risposta sanitaria adeguata alle esigenze della medicina di territorio”.

Un problema diffuso nella Pubblica Amministrazione (Pa) italiana: l’età media del personale è di 50,7 anni, con il 16,9% di dipendenti che ha più di 60 anni e appena il 2,9% con meno di 30. Una Pa in cui 4 dipendenti su 10 hanno la laurea, ma gli investimenti in formazione, necessari per aggiornare competenze e conoscenze, si sono quasi dimezzati nel decennio 2008-2018, passando dai 262 milioni di euro ai 154 milioni del 2018: 48 euro per dipendente, che consentono di offrire in media un solo giorno di formazione l’anno a persona.

“Questi pensionamenti – concludono - si aggiungono quindi ad una situazione già fortemente carente e critica: proprio per questo chiediamo alla Giunta regionale di fare di più e meglio, recuperando il tempo perduto e procedendo alla sostituzione di questi medici nel più breve tempo possibile, ovvero prima che si possano creare posti vacanti e disservizi ulteriori".

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