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Quarantaquattro milioni per Umbria Mobilità, la Procura contabile ricorre contro la sentenza di assoluzione

La Corte dei conti aveva assolto 45 persone tra esponenti di Regione, Provincia e vertici della partecipata. L'accusa non demorde: elementi importanti che dimostrano la mala gestio

Una scelta insindacabile "nel merito dell'azione amministrativa discrezionale", carenza di giurisdizione nei confronti degli amministratori di Umbia Mobilità, carenza di giurisdizione anche "nei cofronti dei soci pubblici per mancanza di danno diretto. La Procura regionale della Corte dei conti, a 45 tra rappresentanti di Regione, Provincia di Perugia e vertici della società di trasporto pubblico, contestava un ipotizzato spreco di denaro pubblico pari a oltre 44 milioni di euro, vefsati dalle amministrazioni locali a supporto della partecipata.

Un clamoroso caso di mala gestio per la magistratura contabile, regolari scelte di gestione per i giudici che lo scorso novembre chiudeva, in modo parziale, la vicenda giudiziaria di Umbria Mobilità. Un caso che tanto il procuratore regionale Antonio GIuseppone quanto la presidente della Corte dei conti Emma Rosati, citano nelle proprie relazioni in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. 

La presidente Rosati come esempio di sentenze di responsabilità amministrativo contabile di maggiore interesse definite nel 2018. Il procuratore generale, invece, per sottolineare come l'ufficio abbia predisposto il ricorso in appello contro la sentenza di assoluzione: "Questa Procura, assolutamente convinta della fondatezza giuridico-fattuale delle ragioni a sostegno dell’atto di citazione, ha integralmente impugnato detta sentenza, non ritenendola condivisibile nell’esclusivo interesse dell’Erario" conferma nella sua relazione GIuseppone.

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