Pranzo della Comunione per 60 persone, ma nessuno paga il conto: nonno sotto processo

L'uomo ha prenotato il banchetto, ma poi si è allontanato con una scusa quando gli ospiti erano già andati via

Festeggiano in sessanta al pranzo per la comunione della bambina, ma al momento di pagare non c’è più nessuno. Chi aveva prenotato, cioè il nonno della festeggiata, difeso dall’avvocato Luciano Ghirga, finisce sotto processo per insolvenza fraudolenta.

Maestro di questo genere di imprese era il conte Mascetti di “Amici miei”, ma anche l’imputato odierno non è stato da meno, almeno secondo la versione dell’accusa.

Dopo aver preso contatti con il titolare del ristorante, concordato il numero dei partecipanti, il prezzo e il menù, il giorno indicato si sono presentati per festeggiare, dopo aver addobbato con fiori e decorazioni la sala. Secondo l’imputato fino a tarda sera, con tanto di karaoke e balli. Per il ristoratore la prenotazione comprendeva solo il pranzo per una domenica di maggio del 2015.

Tra una portata e un calice di vino, le fotografie di rito, le sigarette fumate all’esterno, il pranzo è scivolato verso la conclusione, fino all’immancabile torta e alle bomboniere, il caffè e l’amaro all’aperto.

Quando gli ospiti hanno iniziato a lasciare il ristorante, secondo l’accusa, l’imputato avrebbe iniziato a recuperare gli addobbi e a caricarli in auto, dicendo al ristoratore che sistemava tutto e poi avrebbe saldato il conto. Salvo sparire all’improvviso.

Il ristoratore, dopo diverse chiamate senza risposta sul cellulare dell’uomo, aveva avvertito la polizia. Gli agenti erano riusciti a rintracciare l’uomo ed era scattata la denuncia per insolvenza fraudolente. Il ristoratore si è anche costituito parte civile nel procedimento tramite l’avvocato Matteo Silvestri.

L’imputato si difende e sostiene di non aver pagato perché il ristoratore lo avrebbe cacciato alla fine del pranzo violando l’accordo che prevedeva l’affitto della sala fino a sera per proseguire nella festa. E anche per quanto riguarda il mancato pagamento si tratterebbe più di una questione civilistica, di inadempienza agli obblighi contrattuali che di un’accusa penale.

Al momento il ristoratore si trova sotto di tremila euro, è questo il costo della giornata, che non sono mai stati corrisposti.

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