"Perugia si proietta nella contemporaneità senza rinunciare alla propria storia": parola del critico d'arte Luca Tomìo

“Lo documentano in maniera inequivocabile le tracce d’arte contemporanea disseminate per i suoi luoghi d’eccellenza: penso al Grande Nero di Burri alla Paolina o alle lavagne di Beuys alla Penna”

“Perugia è una città che riesce a proiettarsi nella contemporaneità senza rinunciare alla propria storia”. Parola del principe dei critici d’arte, Luca Tomìo, che prosegue: “Lo documentano in maniera inequivocabile le tracce d’arte contemporanea disseminate per i suoi luoghi d’eccellenza: penso al Grande Nero di Burri alla Paolina o alle lavagne di Beuys alla Penna”. Insomma: Perugia come Milano? Lo assevera motivatamente Tomìo. Musica per le orecchie di Michele Fioroni che proprio su questi concetti ha impostato il suo intervento di saluto dell’amministrazione comunale.

Siamo alle Logge dei Lanari, che con i loro conci bianchi e rosa ci ricordano l’antica vocazione artistica e artigianale della Vetusta. Straordinaria simbiosi con la mostra di Mamo (all’anagrafe Massimiliano Donnari), capace di coniugare la tradizione del ritratto con la spiazzante matericità di oggetti e bric-à-brac trasformati in lavoro di altissima creatività. A riprova di come i cascami della contemporaneità possano essere in grado di voltarsi a inusitate significazioni, fra lampi carichi di umorismo aguzzo, tutto perugino. Stavolta il brand della mostra è uno splendido ritratto di Enzo Ferrari, fra profili di rosse e contachilometri d’antan. Fra i ritratti dell’Avvocato e della Regina d’Inghilterra, spiccano due novità: soldatini dello Schiaccianoci, rigidi nella forma, complici nella sostanza.

La gente ammira estasiata un’operazione che dimostra come si possa far tanto con poco, riciclando lo scarto e il desueto, innalzando a feticcio d’arte la quotidianità. La carriera artistica di Mamo (che nasce industriale) sta bruciando tappe e previsioni: un semplice divertissement è divenuto “mestiere”, anche se vissuto con la gaiezza e l’onestà di chi non ama prendersi troppo sul serio, neanche quando viene accreditato da figure del calibro di Tomìo. Da cianfrusaglia e chincaglieria a opera d’arte il passo è… lungo. Ma c’è chi ha dimostrato di saperlo fare. Grazie, Mamo! La mostra “Mamo Collection, che cos’è l’arte” è aperta e visitabile fino al 21 dicembre.

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