La poesia in perugino dell'archeologo-attore Paolo Braconi: "E' più tosto de ’n cignale più vijacco del veleno..."

Si intitola 'L Virusse e descrive benissimo le paure, il blocco sociale, le giornate in casa che abbiamo vissuto nella fase 1

Ancora il virus in lingua perugina, e segnatamente il periodo di lockdown. Paolo Braconi è figura nota in àmbito accademico per il ruolo di docente di archeologia allo Studium Perusinum, oltre che nella veste di archeologo praticante (ammontano a oltre 60 le campagne di scavi effettuate in Italia e all’estero). Le sue pubblicazioni scientifiche assommano a varie decine. Ma molti ne conoscono anche le altre attività che fanno di Braconi un personaggio versatile e polimorfo. Fra l’altro, Paolo è competente in storia dell’alimentazione e un vero antropologo esperto di “archeofood”, ossia dei cibi tipici delle civiltà antiche. Ma non solo: è anche inventore della “farsiccia”, ossia di una salsiccia costituita di farro e carne suina: una specie di würstel dell’antica Roma.

Quanto all’attività artistica, ha iniziato giovanissimo con la Compagnia Magionese ed è poi passato fra i componenti del Canguasto, associazione di Mariella Chiarini, in servizio permanente effettivo al teatro Franco Bicini di via del Cortone. Paolo Braconi costituisce una delle colonne delle numerose rappresentazioni messe in scena in quel teatro per la regia di Mariella. Paolo è particolarmente versato in ruoli che prevedono l’uso della lingua locale, idioma che padroneggia nei suoi aspetti fonetici e drammaturgici. Spesso lo accompagna in queste performance teatrali la moglie Elisabetta Zamperini, esperta di cose d’arte e appassionata di teatro (foto in pagina).
Stavolta Braconi ci ha inviato un mannello di poesiole che hanno in comune il problema coronavirus. Proponiamo ai nostri lettori quella relativa alla fase 1. Buon divertimento.

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’L virusse (fase 1)

Stó nimale che c(i) assale
senza manco che l’vedémo
è più tosto de ’n cignale
più vijacco del veleno.
T’entra drénto da l’intorno
s’anisconde n’dua ch’j pare
sta bonino qualche giorno
pu de ’n tratto t’arcompare.
Sembra che si stamo a casa
magna meno sta beschiaccia
che de fòri lu c(i) anasa
come fusse ’n can da caccia.
Mèjo alora sta arturati
qualche giorno, e sta al siguro,
magnà e beve da sdrajati
e n penzà più tal futuro.
Che si ’nvece scappi fòri
e vòl fa finta de gnènte
va a finì che dóppo mori
e ch’amazzi tanta gente.
Date retta, alóra freghi,
date retta, state bòni:
mèjo vive e nun fa gnènte
che morì, come cojoni.

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