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Morì per overdose da metadone al "repartino", per la Cassazione il primario non deve risarcire la famiglia

Per i giudici la richiesta di un indennizo ulteriore a quello erogato dall'Azienda sanitaria non è ammissibile

PERUGIA - La vicenda giudiziaria della morte di Luca Gambini si è conclusa dopo 14 anni. La Cassazione ha ritenuto che il dottor Marco Grignani, primario del servizio psichiatrico che aveva in cura il giovane e dove è morto il 29 dicembre 2007, non debba risarcire la famiglia della vittima. Risarcimento a cui ha provveduto l’Azienda sanitaria.

Luca Gambini, ricoverato nel cosiddetto “repartino”, come venne accertato dalle indagini, morì dopo aver ingerito una grande quantità di metadone, sottratto dal carrello dei medicinali. Il primario Grignani, imputato per omicidio colposo, tramite i suoi difensori facenti parte dello studio legale Brunelli, ha sempre sostenuto la correttezza professionale del proprio operato. Il Tribunale penale lo aveva prosciolto dall’accusa. Per quanto riguarda il giudizio civile, la Corte d’appello di Perugia aveva negato ai parenti di Gambini il diritto ad ottenere ulteriori risarcimenti dal medico poiché avevano già ricevuto dall’Azienda. Sentenza confermata ora dalla Cassazione che ha così confermato l’estraneità di Grignani rispetto a tutte le contestazioni che gli erano state mosse.

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