"Io, mamma, vi racconto tutti gli ostacoli e gli errori subiti per effettuare un tampone a mio figlio di 10 mesi"

Il racconto di Sara riguarda le difficoltà, le paure e le mille telefonate fatte prima di riuscire ad effettuare il test

Una lunga lettera-testimonianza di una mamma, che opera nel mondo scolastico, che è stata costretta a vivere una brutta esperienza per riuscire ad effettuare un doppio tampone: il suo e quello del figlio di 10 mesi che aveva sintomi preoccupanti. Abbiamo deciso di pubblicarla integrale per non mettere filtri o nostre interpretazione. Senza filtri non solo per dare una storia "netta" al lettore ma anche per far capire agli addetti ai lavori quelle storture vissute da questa madre che speriamo, anche grazie a questo contributo, saranno aggiustate nel giro di pochi giorni. Buona lettura. 

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di Sara P.

Vorrei raccontare il calvario mio e di mio figlio di soli 10 mesi per poter effettuare il tampone SARS-COV2 nel comune di Perugia. La nostra storia inizia Venerdì 2 Ottobre, contatto la pediatra per problemi respiratori di mio figlio, una brutta tosse e raffreddore insorti nella notte. Sono preoccupata perché mio figlio ha già sofferto di bronchiolite, una malattia che colpisce prevalentemente i neonati, che ci ha costretti a stare ricoverati per ben 11 giorni all’inizio di questo anno, lui frequenta l’asilo nido ed io insegno a scuola.

Riconosco dei segnali che mi fanno ripensare all’inizio di quell’incubo, brutte vibrazioni sulle spalle quindi contatto la pediatra, la quale fortunatamente ci riceve e visita in giornata con i dovuti dispositivi di protezione individuale. Esito: principio di bronchiolite con bronchite asmatica, broncospasmo. Il bambino deve essere sottoposto a tampone vista la sua duplice situazione a rischio per i trascorsi e per la frequenza a scuola, veniamo segnalati all’Asl di competenza, la quale ci ricontatterà per effettuare il tampone tra Lunedì e Martedì. 

Ci comunica che abbiamo la priorità poiché sia io che mio figlio frequentiamo l’ambiente scolastico. Nel frattempo dobbiamo iniziare la cura, consapevoli di possibili difficoltà respiratorie o innalzamento di febbre. Ovviamente sono cosciente di non poter ricevere telefonate nel fine settimana, riservate indubbiamente alle urgenze così mi metto l’anima in pace fino al Lunedì. Purtroppo mio figlio inizia a peggiorare Lunedì 5, a tratti fatica a respirare, ricontatto la pediatra la quale mi suggerisce di iniziare un’ulteriore terapia e di aspettare la chiamata della Asl. Inizio a cercare su internet eventuali numeri da poter contattare per Covid, ma l’unico che compare è il numero verde. Nel pomeriggio non esito a telefonare, mi rassicurano dicendo che è tutto normale il ritardo ci può stare e che se il bimbo continua a peggiorare si può andare al Pronto Soccorso pediatrico o attendere fino a domani e poi richiamare sempre a questo numero. 

Si, ovviamente, grazie del consiglio. La sera quando il mio compagno è di ritorno dal lavoro perché non posso uscire di casa con un bambino in attesa di tampone che non sta bene, intorno alle 18e 30 provo a recarmi a Piazzale Europa alla sede del “drive” per provare a parlare con qualcuno. Ovviamente non c’è nessuno eccetto le donne delle pulizie che mi suggeriscono di ripassare il giorno successivo poiché alle 16 staccano. Perfetto, passa anche il lunedì sera ma già so che martedì ho diverse opzioni, richiamare il numero verde e andare al drive a sentire. Martedì mattina ancora nessuna chiamata, inizio ad agitarmi poiché so di bambini segnalati il venerdì come noi che in mattinata avrebbero eseguito il tampone. Bene, ricontatto il numero verde, mi dicono di nuovo che loro non possono fare nulla dal momento che la segnalazione è stata effettuata dalla pediatra e non da loro, che i ritardi ci potevano stare,
nonostante ribadisco che il bimbo ha solo 10 mesi frequentiamo la scuola entrambi, ma non esistono numeri da potermi dare per contattare qualcuno, eccetto la pediatra. 

Verso le 13 e 30 invio il mio compagno a parlare con quelli del drive per poter inserire mio figlio munito di tutta la documentazione
necessaria. Di ritorno mi informa che OVVIAMENTE loro non possono fare nulla, ricevono in mattinata i nominativi delle persone da parte del dipartimento e che non possono prendere prenotazioni, tutt’al più posso richiamare la pediatra per controllare la domanda. Benissimo, la pediatra ha l’ambulatorio nel pomeriggio la richiamo non appena apre. Di risposta ricevo che è stata fatta una sollecitazione all’Asl, che non sono l’unica, è tutto regolare le nostre domande sono “in fila”. E così passa anche il quarto giorno. Mercoledì mattina sono fuori di me, possibile che nessuno si è interessato di come sta mio figlio e che l’attesa è così lunga?!? Inizio a fare le prime telefonate al Dipartimento di Prevenzione alle 11:27 ma niente il telefono mi viene riattaccato. Provo un altro numero quello di Igiene e Sanità pubblica ma niente non parte nemmeno la chiamata. Trovo il numero della Asl Umbria 1 e mi risponde la Direzione Generale. 

Mi informano che è molto strano che non siamo stati ancora contattati dall’Asl perché noi frequentando la scuola abbiamo la priorità, così mi chiede i dati e aggiunge che li comunicherà al dipartimento. Mi richiama poco dopo dicendo di tenere il telefono con me perché a breve mi chiameranno per il tampone. Sono le 11:40. Perfetto, finalmente sono felicissima, tiro un respiro di sollievo, forse ce l’ho fatta questa volta. Aspetto, aspetto e sono di nuovo le 15:30 di pomeriggio, nessuno si è fatto vivo. Ma è mai possibile?!? Il bambino ha solo 10 mesi ma dove viviamo?!? Così ripartono le mie chiamate, chiamo l’Aft di Ponte San Giovanni e non ricevo risposta. Richiamo il numero verde, ripropongo il problema, gli chiedo per favore di fare qualcosa, il bimbo è piccolo ribadisco la priorità, ma niente, loro possono solo controllare le loro prenotazioni, al massimo posso andare al Pronto Soccorso. Ancora, solito disco. Contatto una mia amica che da poco è stata in isolamento e mi dà il numero da cui solitamente riceve le telefonate. Provo anche questo. Niente non partono le chiamate. 

Riprovo il numero del Dipartimento di Prevenzione alle 15:36 e finalmente mi rispondono. Spiego nuovamente il problema sono molto calma, il dottore gentilissimo mi dice che il nome di mio figlio l’ha sentito da questa mattina, chissà magari dalla signora della Direzione Generale, aggiunge che non è possibile che non siamo stati chiamati c’è stato sicuramente qualche errore, dovevamo essere contattati da un’infermiera che viene a fare i tamponi a casa come mai non l’ho contattata. Gli spiego che nessuno mi ha mai detto di contattare quest’infermiera perché NESSUNO si è sognato di alzare la cornetta del telefono e che l’avrei sicuramente chiamata ma non c’era un numero su internet. 

Mi dice che probabilmente pioveva e che quindi l’infermiera era in ritardo, mi dice “stia tranquilla signora che suo figlio così piccolo non ce l’ha il Covid”. Gli rispondo educatamente che sicuramente non ce l’avrà ma se non facevamo questo benedetto tampone né io né lui potevamo tornare a fare una vita normale, io al lavoro e lui a scuola. Mi dice che avrebbe contattato l’infermiera che faceva i tamponi e che poi mi avrebbe richiamata in 10 minuti. Passa un’altra ora quasi sono le 16:30 e squilla il telefono, un numero con prefisso perugino che non conosco. Bene finalmente la Asl. È il signore di prima mi dice che non riesce a parlare con l’infermiera che però posso recarmi a fare il tampone perché fino alle 17 li fanno.

Discrepanza anche qua rispetto a quanto detto dalle infermiere del drive ma ovviamente gli credo saprà il fatto suo e gli dico che sto per partire. Mi blocca dicendo che serve la prenotazione che mi avrebbe richiamato il giorno successivo alle 8:30 per comunicarmi la fascia oraria per effettuare il tampone, mi richiamerà sicuramente perché si è legato al dito questa storia. Prima di chiudere mi dice di sentire la pediatra che cosa risulta nel portale. Certamente ricontatto la pediatra la quale mi mostra la foto con la segnalazione per email e ovviamente c’è anche il nome di mio figlio, ma controllando nel portale il nome non è presente. Ops e come è possibile?!? Non si sa di chi è l’errore ma ovviamente c’è un ERRORE. La rassicuro dicendo che tanto verrò ricontattata nella mattinata successiva per fare il tampone. Sono passati solo 6 giorni da Venerdì che importa. La mattina successiva alle 8:29 siamo pronti io e mio figlio, aspetto la chiamata, del resto eravamo rimasti d’accordo così. 

Nessuna telefonata, riprovo al Dipartimento alle 9:20 ma non squilla nemmeno il telefono. Ricontatto la pediatra la quale mi dice che ieri sera le è arrivata un’email dal dipartimento che la invitava a rifare un’ulteriore segnalazione perché alcuni nominativi “erano andati persi per strada”, nonostante i suoi 3 solleciti. Ovviamente mio figlio rientrava tra questi. Sono spazientita e le dico che mi sarei recata al drive. In macchina richiamo il dipartimento, mi risponde il signore gentilissimo del giorno prima che mi dice di aver passato il mio numero all’infermiera che era strano non mi avesse ancora contattato, gli dico che stavo andando al drive e che avrei preteso il tampone altrimenti sarei andata dai carabinieri. 

Mi dice “si farà solo un po’ di fila mi faccia sapere”. Al drive ho solo 4 macchine davanti spiego il problema all’infermiera che gentilissima mi dice di accostare e in 15 minuti avremmo fatto il tampone. E in poco più di mezz’ora così è stato. Di discrepanze, disorganizzazione penso ce ne sia stata anche troppa, segnalazioni che vanno perse, tutti addossano colpe ad altri e nessuno che si prende la responsabilità. Al settimo giorno dalla segnalazione siamo riusciti a fare il tampone. Ma una domanda mi sorge spontanea: se fossi andata su con mio figlio già dal primo giorno mi avrebbero fatto il tampone senza tanti problemi?!?

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Senza considerare i permessi presi dal lavoro perché ovviamente lavorando in una scuola non me la sono sentita di andare dal momento che mio figlio poteva essere positivo e io di conseguenza avrei potuto contagiare qualcuno non essendo previsto il distanziamento alla scuola dell’infanzia. Mia libera scelta personale ovviamente poiché la legge prevede l’isolamento soltanto a tampone positivo certo, ma la coscienza e il buon senso per la comunità stanno da tutt’altra parte, mio modesto parere. Bene questa è la storia di un bambino di 10 mesi che doveva fare un tampone a Perugia.
 

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