Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

L'INTERVISTA Cristina Mecucci: "Abbiamo scoperto un nuovo tipo di leucemia acuta, ora possiamo perfezionare la terapia"

"Questa leucemia non era conosciuta per cui era considerata una leucemia “immatura” ma non si sapeva quale fosse la lesione genetica"

Grazie ad un progetto di ricerca sviluppato presso i laboratori del Centro di Ricerca Emato- Oncologico (CREO), i ricercatori del dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Perugia, coordinati dalla Professoressa Cristina Mecucci, hanno scoperto un nuovo tipo di leucemia acuta, denominata BCL11B-a, ad indicare l’attivazione del gene BCL11B. BCL11B è un fattore di trascrizione fondamentale nell’origine dei linfociti T con ruoli importanti per la differenziazione di queste cellule nel timo. BCL11B è una proteina affascinante che gioca ruoli critici anche nel sistema nervoso centrale, anche se molti aspetti devono ancora essere completamente spiegati. Questo nuovo successo contribuisce a perfezionare il potenziale diagnostico e terapeutico a disposizione dei pazienti ematologici. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Blood, la prestigiosa rivista scientifica di riferimento della ricerca in ambito ematologico.

Professoressa, partiamo dalle basi: cosa avete scoperto nel concreto?
La diagnosi delle leucemie passa per l’identificazione della lesione genetica caratteristica. Ogni leucemia si identifica per una specifica anomalia. Questa leucemia non era conosciuta per cui era considerata una leucemia “immatura” ma non si sapeva quale fosse la lesione genetica e quello che noi abbiamo fatto è stato appunto scoprirla. Si tratta dell’attivazione del gene BCL11B. Abbiamo anche trovato i meccanismi con cui questo gene si attiva identificando le traslocazioni cromosomiche che lo coinvolgono. I cromosomi sono fatti di acido desossiribonucleico (DNA) e le cellule leucemiche con traslocazioni attivanti BCL11B presentano errori nel DNA che sono alla base dello sviluppo della leucemia.

Cosa significa che BCL11B è un fattore di trascrizione zinc finger?
Zinc finger è il nome della parte di BCL11B capace di legare il DNA e tramite questo legame BCL11B funziona da fattore di trascrizione cioè regola la capacità che il DNA ha di produrre proteine che sono i protagonisti delle attività cellulari. L’attività di fattore di trascrizione di BCL11B è importantissima nella differenziazione delle cellule e in particolare nella produzione dei linfociti T.

Dopo quanto tempo siete arrivati a questi risultati?
Abbiamo impiegato qualche anno. La malattia non era conosciuta quindi è stato necessario andare a ricercare un numero congruo di casi per riuscire a dimostrare che effettivamente in tutti si sviluppasse lo stesso meccanismo e che in tutti i casi il gene fosse alterato. E’ stato necessario acquisire un numero di campioni rappresentativo, collaborando anche con altri centri in tutta Europa, e in questo modo abbiamo accumulato sempre più evidenze per arrivare alla conclusione che non solo questa leucemia è caratterizzata dall’anomalia di BCL11B, ma che per tale motivo è diversa da tutte le altre forme che erano note.

In una precedente intervista ha citato la ricercatrice del progetto Danika Di Giacomo. Che ruolo ha avuto?
E’ una persona giovane nel gruppo di ricerca che ha partecipato al lavoro contribuendo alle tappe più recenti del progetto.

Immagino che la pubblicazione sulla prestigiosa rivista Blood abbia aiutato a far conoscere questa importante scoperta.
Assolutamente si perché questa rivista è il riferimento degli Ematologi di tutto il mondo. Per noi ricercatori il livello della rivista in cui i risultati sono pubblicati è importante perché è una  qualificazione che va a vantaggio del gruppo nell’insieme e per il prestigio dell’ateneo. E’ importante poi che attraverso la lettura di scoperte come questa tutti i centri ematologici si attivino per confermare i nostri risultati. Tutto ciò è fondamentale per migliorare le diagnosi nei pazienti leucemici.

La pandemia in atto ha ritardato in qualche modo la ricerca o siete riusciti ad ovviare al problema?
La pandemia ha portato purtroppo ad un rallentamento di tutte le attività di ricerca perché per esempio l’anno scorso durante il lockdown abbiamo dovuto chiudere i laboratori. Per questo motivo le attività manuali sono state fortemente ridotte. Indiscutibilmente c’è stato un rallentamento. Devo dire che questa ricerca in particolare era matura allo scoppio della pandemia, perciò è stata la parte compilativa e descrittiva a subire dei ritardi.

Prossimi progetti? Si sta occupando di altre ricerche al momento?
Mi sto occupando anche di altri progetti. Ne abbiamo un certo numero in corso. Tra questi mi interessa moltissimo la ricerca del ruolo del DNA cosiddetto ‘spazzatura’ (chiamato così perché non ha geni e quindi non si conosceva la ragione del suo essere). Negli anni più recenti invece si è visto che è molto importante perché è un DNA che regola altre parti di sé stesso interferendo quindi comunque con le attività della cellula, anche se indirettamente. Questo progetto, su cui stiamo lavorando molto, ha come obbiettivo quello di cercare di capire a fondo il significato di questo DNA ‘spazzatura’ nell’origine delle leucemie.

State già analizzando casi concreti?
Assolutamente sì: abbiamo messo a punto nuove tecnologie e stiamo analizzando delle casistiche.

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