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Omicidio Melania Rea, il processo approda a Perugia: verrà stabilita la pena da infliggere a Parolisi

Nelle oltre 100 pagine di motivazioni della sentenza, la prima sezione penale riconosce Salvatore Parolisi come unico responsabile del delitto, ma senza l'aggravante della crudeltà

Si terrà il prossimo 27 maggio l’udienza per il processo a Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore dell'Esercito in carcere per l'omicidio della moglie, Melania Rea. La Corte d'assise d'appello di Perugia dovrà pronunciarsi dopo che, il 10 febbraio scorso, la Suprema Corte, pur riconoscendo la responsabilità dell'imputato nell'omicidio, ha disposto un nuovo processo per rideterminare al ribasso la pena a 30 anni inflittagli in appello, eliminando la contestata aggravante della crudeltà.

Nelle oltre 100 pagine di motivazioni della sentenza, la prima sezione penale riconosce Salvatore Parolisi come unico responsabile del delitto, maturato in una "esplosione di ira ricollegabile a un litigio tra i due coniugi". Le ragioni fondanti del litigio, aggiunge la Suprema Corte nelle motivazioni "si apprezzano nella conclamata infedeltà coniugale" di Parolisi. Il "fatto delittuoso", sottolineano i supremi giudici, "si inserisce nel contesto di una giornata 'apparentemente normale', i due coniugi erano attesi di lì a poco a casa di amici", la figlia "era con loro" e "non è risultato alcun particolare contatto, nella fascia oraria immediatamente precedente, con ulteriori soggetti o terzi tale da far ipotizzare ulteriori e anomali appuntamenti".

La ricostruzione operata dagli inquirenti "colloca" Parolisi "sul luogo del delitto" e "costruisce il delitto stesso in termini di 'occasionalità" ossia legato al "dolo d'impeto" e non alla "premeditazione". Per i giudici "la mera reiterazione dei colpi", anche se "consistente", non può essere ritenuta "fonte di aggravamento di pena", in relazione all'aggravante dell'aver agito con crudeltà. Il caporalmaggiore dell'Esercito è stato condannato dai giudici di primo grado al massimo della pena, con isolamento diurno. Il 30 settembre 2013 la sentenza di secondo grado: Parolisi viene condannato a 30 anni dalla Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila. Quindi il ricorso presentato dai suoi legali Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, insieme al penalista Titta Madia, e il nuovo verdetto della Corte di Cassazione.

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