Sbattuto fuori da un ostello perché malato di Aids: "Non ci sono camere libere per te"

Il legale dell'uomo, Annalisa Rosi Cappellani, ha deciso di avvertire i servizi sociale ed effettuare una segnalazione alla polizia per l'episodio descritto da lei "discriminatorio nei confronti del suo assistito"

Voleva semplicemente essere corretto ed è così che una volta date le proprie generalità al proprietario di un ostello perugino e consegnato il documento d’identità ha deciso anche di aggiungere un particolare che poteva pure decidere di tenere per sé. “Sono siero positivo ed ho l’epatite C”. A quel punto la receptioniste lo ha guardato negli occhi e, senza pensarci due volte, gli ha riconsegnato il documento in mano ordinandogli di allontanarsi dall’albergo, nonostante la camera fosse già stata pagata.

Una storia che ci porta indietro nel tempo e precisamente alla fine degli anni ’80 quando nelle tv nazionale apparse il celebre spot sul quale appariva la scritta “Aids, se lo conosci lo eviti”. Un lietmotiv che pare risuonare ancora nella testa degli italiani. Uno su 6 ritiene infatti che il modo migliore per prevenire l’infezione da Hiv sia non avere nessun contatto con persone sieropositive. Un quadro, questo, che si sposa alla perfezione che la storia del giovane cacciato dall’ostello.

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Ma la storia non finisce qua dato che l’uomo non ha replicato. Ha preso la propria valigia ed ha deciso di allontanarsi, ma non prima di aver contattato il suo avvocato, raccontandogli tutto l’accaduto. Il legale Annalisa Rosi Cappellani ha così deciso di avvertire i servizi sociale ed effettuare una segnalazione alla polizia per l’episodio descritto da lei “discriminatorio nei confronti del suo assistito” che alla fine si è dovuto dirigere da un’altra parte con il timore di essere sbattuto nuovamente fuori. 

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