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Omicidio Polizzi, le famiglie chiedono un risarcimento di 5 milioni di euro

Un lungo intervento quello delle parti civili. Per gli avvocati delle famiglie non ci sono dubbi: "Valerio e Riccardo sono entrambi gli assassini di Alessandro"

Ottocentomila euro con una provvisionale di 150mila. È questa la cifra richiesta come risarcimento danni dall’avvocato di Julia Tosti, Donatella Donati, mentre 80mila euro a testa sono stati chiesti per i genitori della ragazza e 40mila per il fratello. Un milione e cinquecentomila euro ciascuno per i genitori di Alessandro Polizzi e un milione di euro per il fratello Francesco. Le richieste, che ammontano a un totale di 5 milioni di euro, arrivano chiare, mentre Riccardo Menenti, accusato di avere ucciso il giovane Polizzi, la notte del 26 marzo del 2013, scrive incessantemente su un blocchetto. Al suo fianco il figlio Valerio. Appoggia la testa sul braccio. Il volto appare pieno di lacrime, quando, dopo la requisitoria dei pm Duchini e Miliani, dello scorso 4 aprile, gli avvocati di parte civile tornano a far luce sulla sua posizione. Per tutti non ci sono dubbi: “Valerio ha concorso nell’uccisione di Alessandro”.

Ma mentre si ripercorre nuovamente il dramma di quella notte, mentre la famiglia assiste con una dignità senza tempo a ogni udienza, vedendo proiettate su un muro le foto del figlio morto, tutto sfocia nella parodia dell’assurdo. “Scriverò un libro su tutta questa storia”. La frase viene pronunciata da Riccardo Menenti. A rispondergli è il figlio: “Io farò le illustrazioni”. Di cosa, forse, anche i giudici se lo chiedono, quando l’aula rimane allibita sentendo l’intercettazione di coloro che Nadia Trappolini (legale famiglia Polizzi) ha descritto come una persone senza:  “Nessun rispetto per la vita, con un indole malvagia e senza il ben che minimo rigurgito di coscienza”. 

E’ però l’avvocato di Julia Tosti, Donatella Donati, ad affondare la lama contro Valerio Menenti, accusato di concorso in omicidio: “Valerio è colpevole”. La frase arriva dopo una prima riflessione sulla posizione del giovane tatuatore che, proprio ascoltando le parole del legale, si chiude in se stesso, accanto a quel padre che scrive senza sosta. “Ha aiutato Riccardo a  premeditare l’omicidio. Lo dimostrano le testimonianze degli amici di Valerio. Lo dimostrano le dichiarazioni rese dalla commessa del Compro Oro e lo dimostra il fatto che Riccardo Menenti sapeva benissimo la disposizione delle stanze nella casa. Ha colpito come se quell’abitazione la conoscesse. Chi aveva potuto descriverla se non il figlio?”.

Il tentativo di depistaggio -  Il tentativo di depistare una verità che prende sostanza giorno dopo giorno, viene continuamente messo in atto da padre e figlio. A testimoniarlo quelle intercettazioni ambientali che sorprendono i due in dialoghi che non lasciano nulla all’immaginazione. A menzionarle è proprio il legale Nadia Trappolini. Riccardo disse: “La cosa combacia con quello che dico io. Come so andate le cose le so solo io”. Il figlio Valerio gli risponde: “Tanto quello non c’è più e lei può dì quello che gli pare”. 

Le modalità di esecuzione – L’omicidio è stato puntualmente premeditato e organizzato da Riccardo e Valerio. Nei loro intenti c’era quello di uccidere anche Julia, scampata da questa mattanza per un caso fortuito. Tutte le dichiarazioni fatte fin dal primo momento dalla superstite, per gli avvocati, ma anche per la Procura, sono veritiere e confermate. Dichiarazioni uscite dalla bocca di chi ancora combatte con i mostri del passato. Un dolore che contrasta con la brutalità di Riccardo che durante la dichiarazione spontanea resa in aula, senza l’ombra del rimorso continua a confermare la sua versione dei fatti. Condannando di fatto il figlio all’ergastolo.  

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