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Omicidio di Bastia Umbra: avrebbe colpito Filippo Limini a calci, estradato dalla Germania il quarto uomo

Era stato bloccato in Germania su mandato d'arresto europeo per un crimine commesso in Romania, la Corte d'appello di Perugia ha ottenuto che venga perseguito in Italia

Il quarto uomo accusato dell’omicidio di Filippo Limini, morto nella notte di Ferragosto a Bastia Umbra nel corso di una lite nel parcheggio di una discoteca, è rientrato in Italia.

L’uomo, un rumeno difeso dall’avvocato Francesco Cinque, era scappato dall’Italia all’indomani dei fatti in Germania dove era stato arrestato in esecuzione ad un mandato di arresto europeo. Il ventenne doveva scontare una condanna definitiva ad un anno per lesioni commesse in Romania quando era minorenne. La Corte d’appello di Perugia, però, è riuscita a far portare in Italia in giovane per essere perseguito dalla giustizia italiana per i fatti di Bastia Umbra, fatti più gravi di quelli per cui è stato condannato in Romania.

Secondo l’accusa sarebbe stato lui a colpire il giovane spoletino con un calcio quando era ancora a terra. Per la Procura di Perugia deve rispondere delle accuse di omicidio preterintenzionale, rissa e lesioni.

Partito ieri notte dalla Germania è stato condotto nel carcere di Bolzano, il primo subito dopo la frontiera, in attesa di essere trasferito in un istituto penitenziario più vicino all’Umbria, se non proprio a Capanne.

Sul fronte delle indagini accusa e difesa sono in attesa della perizia chiesta dal giudice per le indagini preliminari per stabile come sia morto il giovane Limini, se per le botte o perché travolto dall’auto, e anche quali collegamenti ci siano tra l’aggressione e la morte. Gli altri tre giovani sono difesi dagli avvocati Delfo Berretti, Aldo Poggioni e Daniela Paccoi e si trovano, attualmente agli arresti domiciliari.

Secondo gli amici del ragazzo, come raccontato dall’avvocato Alberto Maria Onori che assiste la famiglia, Filippo Limini sarebbe stato aggredito e picchiato, poi travolto mentre cercava di rialzarsi.

L’auto sarebbe stata fatta oggetto di colpi, forse anche con un crick, con vetri rotti e carrozzeria ammaccata. I tre occupanti avevano riportato ferite lievi.

La rissa sarebbe scoppiata proprio all’esterno del locale, nel momento in cui i tre ragazzi albanesi, una volta saliti in auto, avrebbero chiesto ai ragazzi di Spoleto, tra cui Filippo, di spostarsi per poter uscire dal parcheggio. In quel momento si era scatenata la lite, fino al tragico epilogo.

Secondo la ricostruzione difensiva, i tre stavano cercando di mettersi in salvo da un'aggressione messa in atto da una ventina di giovani che li aveva circondati e Filippo era a terra quando il conducente ha effettuato la manovra. Secondo la testimonianza degli amici dello spoletino, invece, si stava rialzando.

Dalla ricostruzione del gip Natalia Giubilei che ha disposto gli arresti domiciliari per i tre giovani, verso le 3.40 decidono di tornare a casa. Nonostante i tre abbiamo escluso che all’interno del locale siano iniziati parapiglia con altre persone, dal racconto di un buttafuori emerge che i due gruppi avevano già avuto una discussione dentro, interrotta perché erano stati invitati a smettere ed uscire. I primi ad andarsene dalla discoteca, secondo la ricostruzione del giudice, sono i tre arrestati che stanno andando a recuperare l’auto parcheggiata poco distante. Sono loro a spiegare di aver notato di fronte al locale un gruppo di persone che discutevano e che non li avrebbero fatti passare. Il 23enne rivolge ad uno di loro la frase “Che c…. vuoi”, scende dall’auto per affrontarlo ed interviene anche un altro dei passeggeri per cercare di calmare l’amico.

Dalla ricostruzione di quella notte di follia emerge come uno dei tre, dato che l’auto era ferma in mezzo alla strada, sarebbe risalito per spostarla, lasciando lì il conducente, ma una volta tornato sul posto avrebbe trovato lui e l’altro amico, nel frattempo uscito dal locale, mentre discutevano in maniera animata con un gruppo di ragazzi. Iniziano le spinte reciproche, parte un colpo alla tempia e dopo aver capito di essere solo in tre rispetto al gruppo “avversario”, si sarebbero rifugiati in auto. In pochi secondi sarebbero stati accerchiati e danneggiata la vettura (rotti lunotto posteriore e vetri posteriori).

I tre, con il finestrino abbassato, vengono colpiti, tanto che uno riporta riporta lesioni al braccio e al viso. L’amico a quel punto sarebbe sceso dall’auto per affrontare Filippo - la vittima di questa amara storia – che, secondo quanto dichiarato dall’indagato, a sua volta lo avrebbe provocato con un gesto di sfida. Gli sferra un pugno che lo fa cadere a terra, e mentre sta rialzandosi “sarebbe sopraggiunto un altro ragazzo che gli dava un calcio al volto facendolo ricadere a terra privo di sensi”. Il giovane ferito in precedenza, ancora accerchiato dal gruppo, ingrana la retromarcia, investe Filippo “non avvedendosi” che era a terra, dietro di lui, e riparte. Tra le testimonianze c’è anche chi dice di aver visto il gruppo di spoletini raggiungere di corsa i tre indagati urlando “vi ammazziamo le famiglie” e “che, accerchiata la vettura, rompevano i vetri e la danneggiavano”.

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