Una vita a respirare amianto sulle navi della Provincia al Trasimeno, due funzionari sotto processo per omicidio colposo

Il dipendente, morto per un carcinoma, aveva lavorato come motorista e marinaio sui traghetti del Trasimeno, maneggiando l'amianto senza protezioni adeguate. Il giudice ammette la citazione di corresponsabilità della Provincia di Perugia

Una vita passata a riparare le navi della Provincia di Perugia con il rischio di esposizione all’amianto. E quando il dipendente è deceduto per un carcinoma polmonare, il dubbio si è trasformato in un procedimento penale per accertare se sussiste un nesso tra il lavoro in officina e la malattia (in realtà il processo era iniziato con l’accusa di lesioni personali, al decesso del dipendente è regredito in fase di indagine e ha portato alla richiesta di giudizio per due peersone).

Secondo la procura di Perugia, che ha chiesto il giudizio per l’allora responsabile del reparto officina e il direttore del servizio di navigazione, si tratterebbe di omicidio colposo in quanto per “negligenza, imprudenza ed imperizia e nella violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni” avrebbero cagionato la morte di un dipendente.

Secondo i pm la malattia polmonare sarebbe stata contratta “nel corso della propria attività lavorativa esplicata presso l’officina” di Passignano sul Trasimeno “… dall’anno 1982 all’anno 1996 nella qualifica di marinaio addetto anche a mansioni inerenti la manutenzione meccanica delle imbarcazioni, manutenzione e revisione dei motori, ricambio dei ferodi delle frizioni, nonché l’applicazione di rivestimenti antincendio e fonoassorbenti”.

Il dipendente, secondo la procura perugina, non si sarebbe ammalato “se fosse stata rispettata la normativa riportante le disposizioni in materia di igiene e prevenzione degli ambienti di lavoro” che avrebbero impedito “lo sviluppo e la dispersione nell’ambiente di lavoro e locali limitrofi di polveri contenenti fibre di amianto”. Osservazioni che riguardano anche l’assenza delle indicazioni ai lavoratori “dei rischi specifici cui erano esposti nelle lavorazioni” di prodotti con amianto e la mancata fornitura di “necessari mezzi di protezione individuale dalle polveri contenenti fibre di amianto” per la protezione delle vie respiratorie.

I due funzionari della Provincia di Perugia sono difesi dagli avvocati Stefano Tentori Montalto, Marco Palomba e Katia Volpolini.

La vedova e il figlio dell’uomo, assistiti dall’avvocato Anna Lombardi, hanno chiesto 1 milione e mezzo di risarcimento e la citazione in giudizio della Provincia di Perugia come responsabile civile. Identica richiesta è stata avanzata dall’Inail insieme con la somma di 421mila euro come rimborso delle prestazioni erogate in conseguenza della malattia professionale e del decesso dell’uomo.

Il giudice per l’udienza preliminare ha accolta la costituzione di parte civile e le richieste avanzate rinviando l’udienza per la citazione della Provincia di Perugia.

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