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Silvana insieme al cantante Jovanotti

Silvana insieme al cantante Jovanotti

Funerali Silvana Benigno, lettera del marito per ricordare la forza di questa "mamma coraggio": "Tu con il tuo sorriso..."

Fabrizio Paladino, giornalista de la Nazione, ha voluto salutare così la sua Silvana che ha lottato per lei, per la famiglia e per gli altri malati...

Silvana Benigno non c'è più. Il male, quella bestiaccia che aveva combattuto con coraggio e con ottimismo, alla fine ha vinto. Ma lei lo ha affrontato fino alla fine con il sorriso. Silvana Benigno ha lottato per lei, per la sua famiglia, ma soprattutto per gli altri malati dando speranza, puntando su eventi per la ricerca, raccontando che la vita va vissuta fino alla fine anche quando un mostro dentro prova a mangiarti piano, piano e spesso ci riesce.

Di Silvana abbiamo scritto tutti e tanto. Per la sua immane battaglia a favore di tutti ha ricevuto, poco prima di morire, anche una importante onorificenza dalle mani del Prefetto di Perugia. Non abbiamo mai parlato della persona che le stava accanto, Fabrizio Paladino, giornalista, tifernate doc, un cronista perbene e capace de La Nazione, con il quale ho lavorato diversi anni ed ho visto quindi crescere prima la storia d'amore con Silvana e poi la nascita della figlia. Come Silvana ha insegnato a tanti malati ad avere coraggio, speranza ed affidarsi alle cure, oggi Fabrizio nel giorno più difficile ha scritto una lettera in ricordo della moglie, un messaggio che può servire a tante persone che affrontano o hanno affrontato in famiglia questa battaglia.

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di Fabrizio Paladino
Tutto è iniziato qui, al Duomo di Città di Castello, poco meno di 20 anni fa: lo avevi scelto tu, la prima volta che eri arrivata qui. Mi avevi detto: voglio che sia lo scenario per il nostro matrimonio. Lo so io il perchè. Ti eri fatta una promessa. Ora, qui, nulla finisce: il nostro percorso andrà avanti per sempre. Perchè la nostra storia, come disse un mio maestro del giornalismo, è davvero una storia straordinaria. 

Ci siamo conosciuti per caso e tu, dalla Sicilia, sei arrivata quassù perchè, quando ti mettevi in testa un'idea, nulla poteva farti tornare indietro. Da quel giugno del 1998 la nostra vita è cambiata, evidentemente in meglio: in poco più di due anni è arrivato il matrimonio e, pochi mesi dopo, Federica. Me lo ricordo quel momento: furono davvero lacrime di gioia, quella gioia di essere genitori. Un'emozione bellissima, portata avanti con amore e sacrificio, soprattutto all'inizio quando entrambi non avevamo ancora un lavoro stabile. Portata avanti fino a oggi. Insieme. Sì, perchè nulla si ferma, nonostante adesso siamo qui, in tanti, ad avere lacrime di dolore. Un dolore troppo grande per essere vero. Eppure, insieme, ce l'abbiamo messa tutta. Tu col sorriso, con la forza, il coraggio, col messaggio che hai dato a tutti quelli che soffrono nell'avere a che fare con questa malattia. Fino all'ultimo non ha mai fatto pesare il tuo stato a nessuno, volendo, con forza, far sembrare tutto come se fosse normale. 

Sono stati anni, mesi, giorni, ore difficili, con la speranza che tu facevi sempre rimanere viva: e il tuo ottimismo ce lo hai trasmesso fino all'ultimo. Anche quando - e qui il tuo coraggio e la tua forza hanno raggiunto l'apice - non volevi affrontare la dura malattia con gli antidolorifici. Questo significa davvero essere eroi nella vita. Ci mancherà tutto di te: la tua presenza, la tua personalità, i tuoi rimproveri (con me vittima sacrificale...), ma anche il tuo senso della famiglia, dell'attaccamento agli altri, dell'amicizia, della generosità senza confini. Mi hai permesso di conoscere una terra bellissima, la Sicilia, affascinante, mai banale. Ho conosciuto un'altra grande famiglia, come la mia. 

Abbiamo fatto dei viaggi insieme che, da solo, non avrei mai affrontato. Abbiamo conosciuto tanti amici grazie a te, in ogni parte d'Italia. Ora, ma non solo adesso in questi momenti, questi amici li sentiamo vicini, sinceramente addolorati e questo è solo merito tuo. Perchè dove andavi, chi conoscevi, riuscivi subito a farti amare. Non solo per quel sorriso che è poi diventato il tuo cavallo di battaglia, ma per il tuo modo di essere e di affrontare le avversità mettendoci la faccia. Lo hai fatto fino in fondo, meritandoti di ottenere anche una delle più alte onorificenze della Repubblica Italiana. Ora sì, sei il mio Cavaliere che, lassù, sono convinto, non mancherà di seguirci. Ti ho sentito bene, anche se lo hai detto con un filo di voce quando il prefetto ti ha consegnato la nomina pochi giorni fa: "ho lottato tanto...". Hai lottato tanto, lo hai fatto per te, per noi, per la gente che soffre e che non reagisce, per quelli che si chiudono, che stanno da soli nell'affrontare le avversità. Ti prometto che oggi non finisce nulla di questi oltre 20 anni: prendo in prestito il ritornello di un brano che ho sentito in questi giorni: "sei sempre stata la più forte tu, mi chiedo ora come potrei esserlo io di più?".

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