Irregolarità nell'azienda di tartufi, la Regione revoca il contributo e scoppia la lite in tribunale

I giudici amministrativi dichiarano l'incompetenza e mandano tutto al magistrato civile: tre mesi di tempo per fare causa

Scoppia la guerra dei tartufi. Davanti al giudice si sfidano un’azienda che produce tartufi e la Regione Umbria che ha revocato il finanziamento dopo una serie di (presunte) irregolarità.

Il titolare della società di tartufi, difeso dagli avvocati Umberto Segarelli e Luigi Zingarelli, ha presentato ricorso contro la Regione Umbria, difesa dall’avvocato Natascia Marsala, contestando la determinazione dirigenziale con la quale si revoca il contributo di 66.775 euro (già concesso “per la realizzazione di un impianto destinato alla lavorazione e produzione di tartufi”) a seguito di un’ispezione della Guardia di finanza.

Nel corso dei controlli era stata “riscontrata la presenza di fatture di spesa relative ad operazioni inesistenti o irregolari ed i beni oggetto dell’investimento agevolato sono risultati privi del numero di matricola e non nuovi, contrariamente a quanto chiesto dal bando di erogazione del contributo”.

Per il titolare dell’azienda la Regione non avrebbe potuto revocare il provvedimento non avendo fatto né un ispezione né una verifica rispetto a quanto trovato dalla Guardia di finanza.

La Regione Umbria ha sostenuto il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo e la mancata impugnazione del verbale di contestazione della Guardia di finanza.

I giudici amministrativi, senza entrare nel merito della questione, hanno stabilito che “in materia di controversie riguardanti la concessione e la revoca di contributi e sovvenzioni pubbliche” se il contributo è stato deciso, ma non erogato, la “giurisdizione spetta al giudice ordinario”. Da qui la decisione di dichiarare l’incompetenza e inviare tutto al giudice ordinario “entro il termine perentorio di tre mesi … con salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda già presentata”.

Le spese processuali sono, invece, a carico del titolare dell’azienda.

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