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Cronaca

Il grido d'allarme: "Caro Ipogeo dei Volumni, come sei ridotto"

Un grido d’allarme sulle condizioni del sito più ricco e rappresentativo  delle necropoli perugine

Caro Ipogeo, come sei ridotto! Questo il senso delle osservazioni pervenute da un’appassionata delle nostre emergenze storico archeologiche, che lancia un grido d’allarme sulle condizioni del sito più ricco e rappresentativo  delle necropoli perugine.

Perfino ovvia la constatazione: “Se ce lo avessero gli americani, ci avrebbero costruito intorno un Metropolitan e vi avrebbero messo attorno delle guardie armate”. E l’amara constatazione: “Tra l'altro, ricordo che gran parte del corredo che la arricchiva, oggi non è che la riproduzione di quanto contenuto nella tomba alcuni decenni fa e che è stato regolarmente rubato”.

Ma a cosa si riferisce la lamentela resa pubblica, da Rita Maria Galletti, sul gruppo facebook “Amici dell’Accademia del Dónca”? Ecco il racconto. “Qualche giorno fa, ho accompagnato un'amica americana a visitare l'ipogeo dei Volumni, ma, al momento di entrare, ho trovato la porta chiusa. Sconcerto! Eppure non era lunedì, giorno tradizionale di chiusura. Ero sul punto di tornare indietro, pensando alla figuraccia che noi Italiani stavamo facendo, quando mi è per caso caduto lo sguardo su una minuscola scritta su un cartello affisso sulla porta: una piccola indicazione, sotto gli orari, diceva che la porta era chiusa per motivi di climatizzazione e si doveva suonare il campanello. Salvezza insperata!”.

Critica e suggerimento: “Ma non si può mettere una scritta più grande, ben visibile? I Volumni sono una tomba importante, universalmente nota, visitata da un pubblico internazionale, che tra l'altro non sempre conosce l'italiano. Almeno un scritta in più lingue!”.  

E veniamo alle carenze nella comunicazione. “Tra l'altro, ho chiesto al book shop un qualsiasi volumetto illustrativo in inglese e mi hanno potuto offrire solo un breve testo su una brochure. Neppure un piccolo libretto sulla civiltà etrusca!”.

Ma non finisce qui! “Non parliamo, poi, delle condizioni del parcheggio adiacente, dominio dei canneti, pieno di erbacce e rifiuti sparsi. Confesso che me ne sono vergognata”.

Conclusione, con lodi alla gestione dell’archeologa Luana Cenciaioli e invito agli enti pubblici a darsi da fare: “Abbiamo un gioiello, un caposaldo della storia dell'arte antica, e un patrimonio archeologico che, nonostante l'impegno e gli sforzi di Luana Cenciaioli, si presenta in condizioni più che precarie. Sarebbe almeno auspicabile un coinvolgimento non solo del Ministero preposto, ma anche del Comune, della Regione e delle associazioni locali”. Insomma: sale, dal prezioso Ipogeo, un grido di aiuto cui la città non dovrebbe essere insensibile.

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