Inchiesta sanità, "elevatissimo" rischio di inquinare le indagini: ecco perché Bocci, Duca e Valorosi restano ai domiciliari

Le motivazioni del Tribunale del Riesame che ha respinto il ricorso dei tre indagati

Un "elevatissimo" pericolo di inquinare le indagini rende necessario mantenere la custodia cautelare in carcere. Per questo il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di Gianpiero Bocci, Emilio Duca e Maurizio Valorosi di tornare in libertà. L'ex segretario regionale del Pd e i due ex direttori, generale e amministrativo, dell'Azienda ospedaliera, con l'ex assessore alla Salute, Luca Barberini, erano ai domiciliari su disposizione del gip nell'ambito dell'inchiesta sui presunti concorsi pilotati per le assunzioni proprio all'ospedale.

Per Barberini la misura era stata revocata dopo l'interrogatorio di garanzia, mentre per gli altri tre il provvedimento resta al momento valido, mentre le indagini che coinvolgoo 41 persone tra cui la dimissionaria presidente della Regione Catiuscia Marini, vanno avanti. Bocci, secondo il  Riesame, e gli altri due manager della sanità perugina, potrebbero, se rimessi in libertà, di nuovo condizionare in maniera pesante le indagini in corso. E' altissimo per tutti e tre gli indagati il rischio di reiterae il reato. 

L'ex sottosegretario potrebbe contare su importanti conoscenze locali e nazionali nell'ambieto delle forze dell'ordine e non solo dopo aver rivestito un ruolo importante come sotto-segretario di vari governi. A lui viene attribuita l'operazione posta in essere da Duca a Valorosi tesa ad individuare le cimici della procura messe negli uffici dirigenziali. Mentre i magistrati sospettano una discussione interessata tra Duca e la Presidente Marini sull'altra fonte di intercettazione utilizzata dagli inquirenti: il trojan, all'interno del telefono riusciva a registrare le conversazioni esterne. 

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