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In Piazza IV Novembre si lavora per la costruzione del rogo che ridurrà in cenere le spoglie umane di fra' Dolcino

Domani torneremo in tema, spiegando come e perché – a dispetto delle attese – Alessio Boni alle riprese in piazza Grande non ci sarà. Ma si girerà comunque

In piazza IV Novembre, la troupe tecnica di scenografia lavora alacremente per la costruzione del rogo che ridurrà in cenere le spoglie umane di fra’ Dolcino da Novara. Ad interpretare il personaggio sarà Alessio Boni che proprio ieri, al LFF, rispondendo a una domanda del pubblico, ha confermato la partecipazione al kolossal cine-televisivo “Il nome della rosa”, dal romanzo omonimo di Umberto Eco.

Un cammeo, un ruolo certamente secondario, ma non poco importante, se si pensa alla figura storica del frate contestatore, finito sul rogo nel 1307.Frate o forse solo “fratello” del movimento ereticale, Dolcino si unì con la bellissima Margherita Boninsegna della quale “gustò” certamente le grazie e che vide perire sul rogo poco prima di lui. Profeta millenarista, raccolse intorno a sé tanti seguaci che ne apprezzavano l’autonomia di pensiero e la predicazione politica, spingendosi perfino ad occupare militarmente un territorio montano.

Dolcino predicava autonomia di pensiero, azione svincolata da dogmi, diritti sessuali di uomini e donne, esercizio della democrazia, nudismo metaforico e reale come segno di convinto pauperismo. Ma la chiesa lo scomunicò e bandì contro di lui una vera crociata. Le torture furono estreme e gli furono strappati il naso e le parti intime, tormenti sopportati senza un solo lamento.

Umberto Eco, ne “Il nome della rosa”, introduce due seguaci dolciniani, il cellario Remigio da Varagine e il suo aiutante Salvatore, che vengono condannati al rogo. Per noi perugini non è di poco conto la riflessione che la messa a morte col fuoco avverrà proprio davanti al duomo di San Lorenzo. Chiesa cittadina intestata, guarda caso, al santo che, in preda ai tormenti della graticola, ebbe la forza di pronunciare la storica frase “Assum est, versa et manduca”, (“La cottura è completa: girami e mangia!”) con riferimento alla comunione con l’ostia consacrata. La vulgata popolare la traduce impropriamente, e ridicolmente, con la battuta “Giràteme che so cotto”.Domani torneremo in tema, spiegando come e perché – a dispetto delle attese – Alessio Boni alle riprese in piazza Grande non ci sarà. Ma si girerà comunque.

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