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Cronaca

Terrorizza, rapina e minaccia gli operatori di una comunità: il bulletto violento finisce in carcere

I fatti risalgono a giugno 2017 in una comunità per minori dell'Umbria. Il giovane, attualmente detenuto nel carcere minorile di Roma, è accusato di rapina e lesioni ai danni di tre educatori

Un giovanissimo non ancora minorenne alla sbarra con l’accusa di rapina e lesioni. I fatti, accaduti nel giugno scorso in una comunità umbra, hanno portato ad emettere nei confronti del ragazzo la misura cautelare del carcere (è attualmente detenuto nel carcere minorile di Roma) dopo aver terrorizzato, minacciato e rapinato gli educatori della struttura.

Il giovane, di origini nigeriane, era stato accolto nella comunità che ospita minori dai 6 ai 18 anni; nel giugno del 2017 dopo aver sottratto un telefono cellulare, si sarebbe scagliato contro un operatore prendendolo per il collo. Il giorno dopo invece, “vittima” del ragazzino ancora una educatrice, minacciata di morte con frasi del tipo: “Dammi i soldi o ti taglio la testa” se solo non le avesse aperto la cassetta di sicurezza della comunità. Ma alla vista di quei pochi spiccioli il giovane avrebbe desistito dal suo intento.

Secondo il capo d’imputazione riportato nel decreto di citazione diretta a giudizio, per il quale questa mattina si è tenuta la prima udienza dinanzi al giudice del tribunale dei Minori, il giovane imputato si sarebbe scagliato anche contro una terza educatrice nel luglio del 2017; prima l’avrebbe minacciata con un manico di scopa e poi, bloccandole il braccio sinistro, le avrebbe sfilato dalla tasca dei pantaloni il telefono cellulare appartenente alla comunità. Cagionandole inoltre lesioni personali consistite in un “trauma contusivo dell’avambraccio sinistro” tanto da richiedere l’intervento del 118. La sua prognosi sarà di una settimana. Dopo la denuncia sporta dagli educatori e la richiesta del pm di misure cautelari, il 25 luglio il Gip ha emesso ordinanza di custodia in carcere. La difesa del giovane – l’avvocato Giacomo Manduca del foro di Perugia – ha chiesto per l’imputato la messa alla prova.

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