Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

#FerroGommaShow - Treno deragliato a Giuncano, quando i ferrovieri fanno la differenza

Il locomotore di coda non è stato interessato dallo svio, e con esso l’ultima delle sette vetture che componevano il treno

Lo svio di un treno (meglio noto forse come “deragliamento”). Una volta che accade poco o nulla si può fare se non confidare in una dinamica favorevole. L’intervento umano pertanto si concentra a monte e a valle di un simile e traumatico evento. A monte la differenza la fanno la cura dei mezzi e delle infrastrutture. Ma cosa accade quando questo non basta? A quel punto l’elemento umano diviene decisivo. Questo è il caso dello svio del Regionale 4512 Roma – Foligno occorso nella giornata del 7 gennaio presso Giuncano, lungo la ferrovia Roma – Ancona.

La tratta ferroviaria interessata dallo svio corre lungo una stretta gola tra gli appennini. In pratica è il percorso storico della linea Roma – Ancona originale. Snodandosi sul fondo di un dirupo, tra alte pareti di roccia, correndo lungo un torrente, il tratto di linea in questione presenta ancora oggi le stesse difficoltà e criticità che presentava all’inizio del secolo scorso. Malgrado la manutenzione assidua e costante, e l’impiego di moderne tecnologie, la natura anche sta volta è riuscita a sorprendere l’uomo. Piogge abbondanti, e fenomeni erosivi, hanno fatto staccare la frana su cui il treno regionale 4512 è andato a schiantarsi.

Impossibile evitare l’impatto. La fortuna nella sfortuna ci ha messo però una buona parola. Il locomotore, anziché precipitare nel torrente sottostante si è adagiato sul fianco della ripida parete rocciosa, poche decine di metri oltre il ponte sul torrente, mentre le prime sei carrozze, dopo essere rimbalzate lungo la massicciata, si sono adagiate anch’esse sul fianco della montagna, quello da cui la frana era caduta, opposto a quello cui si è adagiato il locomotore.

A questo punto il personale, constatato che a bordo i 70 passeggeri fossero relativamente incolumi, ha dovuto fare immediatamente i conti con il fatto che lo svio era avvenuto in uno dei punti più impervi della Roma – Ancona. Praticamente la tratta oggetto della frana è raggiungibile solo via ferrovia. A questo punto macchinista e capotreno hanno avuto la lucidità, dettata dall’esperienza e dalla passione per il proprio lavoro, di ideare un piano per evitare che i passeggeri dovessero attendere troppo tempo l’arrivo dei soccorsi. La fortuna pare abbia voluto premiare ancora una volta il personale viaggiante. Il treno regionale era composto da due locomotori, uno in testa e uno in coda, anziché avere solo un locomotore a un capo e una vettura pilota all’altro. Questo perché il treno avrebbe dovuto effettuare servizio in turno anche sulla relazione Foligno – Firenze, dove le normative impongono la doppia trazione per i treni regionali in servizio sulla linea Direttissima. Il locomotore di coda non è stato interessato dallo svio, e con esso l’ultima delle sette vetture che componevano il treno. Ecco dunque che meno di due ore dopo la locomotiva E464 di coda, con la carrozza superstite, carica di tutti i passeggeri, è stata sganciata dal resto del treno ed è rientrata a Terni, proprio mentre i soccorsi tentavano ancora di raggiungere il luogo dell’incidente. Poche ore dopo due treni di soccorso, equipaggiati per il recupero del treno sviato, erano già arrivati in loco provenienti da Roma e da Ancona, mentre è di sta mane la notizia che una gru sarebbe già operativa in loco per rimettere sui binari il locomotore sviato.

Si può discutere di tutto. Si può discutere del fatto che è dal 1990 che esiste un progetto, già finanziato per ben tre volte dal CIPE tra il 2000 e il 2006, per potenziare la Roma – Ancona ricostruendo in variante di tracciato l’intero tratto tra Spoleto e Terni, velocizzato e accorciato, con gallerie e viadotti dotati di accessi di emergenza, e con tanto di doppio binario. Si può discutere sul fatto che lungaggini burocratiche, e assenza di lungimiranza da parte della politica locale e nazionale, abbiano portato alla chiusura della ex Fcu tra Terni e Perugia, la quale mai come oggi sarebbe stato un asse strategico indispensabile. Si può discutere sul fatto che la suddetta tratta sia in balia di una burocrazia asfissiante che ne sta allungando a dismisura i tempi di riapertura. Si può discutere sul fatto che mai come in questi giorni, con la parziale chiusura per 5 anni della linea Bologna – Prato, la tratta umbra della Roma – Ancona, e la Foligno – Terontola, siano di importanza strategica nazionale più che mai, con treni merci e intercity a lunga percorrenza tra nord e sud che in questi giorni vi erano instradati quotidianamente, e che adesso, con l’interruzione della linea per rimuovere il treno sviato, andranno inevitabilmente ad aggravare il traffico sulla linea Tirrenica, dove solo il calo dell’offerta imposto dalla pandemia ha paradossalmente fornito un minimo di respiro (ci riflettano dalle parti di palazzo Donini a Perugia e a Piazza della Croce Rossa 1 a Roma). Si può discutere perfino di progetti faraonici quali reti di tram – treni, o di progetti fantascientifici quali treni a levitazione magnetica o simili. Una sola cosa non può però essere oggetto di discussione: il personale e le maestranze di Rfi e Trenitalia in Umbria. La bravura, la capacità e l’esperienza di questi uomini che ha fatto la differenza, oggi come in passato, e come continuerà a farla in futuro, deve essere sempre ricordata quale valore aggiunto della nostra ferrovia, ed essa stessa è un valore aggiunto dell’Umbria.

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