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Dopo 5 anni di battaglia legale, scoppia la pace tra il professor Crisanti e l'Università di Perugia

Il professore rinuncia al risarcimento e l'Ateneo rinnova la stima. Il Consiglio di Stato aveva annullato le sanzioni e il Tar riconosciuto le ragioni del docente

Il professor Andrea Crisanti, medico e divulgatore scientifico all’onore delle cronache con la gestione dell’emergenza Coronavirus, chiedeva 400mila euro all’Università di Perugia come risarcimento per la lunga battaglia giudiziaria che lo ha visto contrapporsi all’Ateneo.

Poi è intervenuto un accordo e il professore ha rinunciato a tale cifra, derivante dalla presunta perdita di reddito e di occasioni che erano derivate dal procedimento disciplinare a carico del professore.

“Il professore Andrea Crisanti e l'Università degli Studi di Perugia hanno risolto transattivamente la controversia tra loro insorta nel 2015 – si legge in una nota dell’Ateneo - L'accordo transattivo ha riguardato solo ed unicamente i temi controversi nel giudizio n. 119/2016 pendente tra le parti innanzi al Tar per l'Umbria, poi definito con la sentenza di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse n. 61/2021”.

La vicenda era iniziata quando il rettore di allora, il professor Moriconi, aveva dichiarato decaduto dall’insegnamento il professor Crisanti, accusato di aver un incarico di insegnamento in una università inglese, ma senza averlo mai dichiarato all’ateneo perugino. Anni di udienze e sentenze del Tar e poi del Consiglio di Stato, avevano reintegrato il professor Crisanti nel suo ruolo, anche se poi aveva scelto di cambiare ateneo. Il ricorrente, “ha quantificato la misura del risarcimento richiesto in euro 400.000, equitativamente determinati, per il danno patito all’immagine ed alla reputazione professionale ed in euro 35.000 per i danni alla salute, morali, esistenziali ed alla vita di relazione”.

Per i giudici amministrativi “la domanda proposta con il ricorso principale, avente ad oggetto l’annullamento del decreto con il quale il Rettore dell’Università degli Studi di Perugia ha disposto la revoca della riammissione in servizio e dell’autorizzazione all’aspettativa senza assegni del professor Crisanti, è improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse” in quanto era stato riammesso dal Consiglio di Stato.

“Le parti, anche alla luce del ritrovato rapporto di stima reciproca, hanno espresso piena soddisfazione per l'intesa raggiunta che chiude una vertenza aperta ormai da sei anni – conclude la nota - L'Ateneo prende atto della rinuncia del professor Crisanti alla domanda di risarcimento spiegata giudizialmente quale gesto di rinnovato affetto nei confronti di una Istituzione accademica della quale il professor Crisanti è stato per molti anni un autorevole punto di riferimento”.

Anche il Tribunale amministrativo regionale per l’Umbria aveva preso atto della transazione avvenuta tra le parti e dichiarato i ricorsi “improcedibili per sopravvenuto difetto di interesse”.

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