Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Soldi per bloccare l'indagine, ma poi non fa nulla: finanziere prosciolto dall'accusa di danno contabile

Secondo i giudici della Corte dei conti il militare non adoperandosi per fermare l'inchiesta a carico di un imprenditore, non avrebbe sottratto ore di lavoro alla Guardia di finanza

Prende mazzette per bloccare l’indagine della Guardia di finanza, ma poi non fa nulla per aiutare l’imprenditore. Per la giustizia penale è colpevole, mentre per quella contabile il finanziere, non avendo bloccato l’indagine, non ha provocato alcun danno d’immagine o erariale. E per questo è stato prosciolto.

Il finanziere è stato citato dalla Procura contabile “per sentirlo condannare a risarcire i danni prodotti, quantificati nella somma di 4.551.84 euro, in favore del Ministero dell’Economia e delle Finanze - Guardia di Finanza” dopo che nel corso di un’indagine penale era emerso che “nella sua qualità di ispettore del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, nell’ambito di una verifica fiscale, relativa ad IVA intracomunitaria, compiva atti diretti a costringere” l’imprenditore indagato “a corrispondere la somma di 30.000 euro (poi ridotti ad 25.000 euro) quale corrispettivo affinché si adoperasse per evitare le conseguenze derivanti da tale indagine in corso”. Il 16 giugno 2020 il militare è stato condannato a 2 anni di reclusione per tentata concussione e una provvisionale, provvisoriamente esecutiva per 10.000 euro a favore del ministero.

Per la Procura contabile ha citato il militare ritenendo che sussista “un danno da disservizio da questi cagionato all’Amministrazione, quantificato in complessivi 4.551,84 euro (importo che deriva dalla sommatoria di: 220 ore uomo x 19,322 euro = 4.250,84 euro + 30 gg. presenza esterna x 7 euro = 210 + 13 buoni pasto x 7 euro = 91), a lui ascrivibile, a titolo doloso, in via esclusiva e per l’intero, ritenendo sussistente il nesso causale tra la condotta e l’evento lesivo”.

Per i giudici contabili il danno da disservizio, cioè l’attività di lavoro resa dal finanziere “infedele” per bloccare l’indagine, non è sufficientemente provata. Anzi, da quanto si evince dagli atti del processo penale, il militare non avrebbe bloccato l’indagine e il processo a carico dell’imprenditore. Non avrebbe, quindi, neanche sottratto ore di lavoro arrecando un danno all’amministrazione pubblica.

In altre parole, secondo la sentenza penale avrebbe preso soldi per fermare l’indagine, ma non avrebbe fatto alcunché per aiutare l’imprenditore, quindi non avrebbe “rubato” ore di lavoro e di servizio. Non risultando “provato come la condotta del ... possa aver generato una lesione patrimoniale nei confronti dell’Amministrazione riconducibile al danno da disservizio, venendo meno il presupposto stesso del disservizio su cui fondare la pretesa erariale”, i giudici contabili lo hanno prosciolto dalle accuse.

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