Coronavirus, bloccato in Arabia Saudita da due mesi, perugino chiede aiuto alla Farnesima: "Compri un biglietto"

L'imprenditore si chiede perché l'Italia non utilizzi i fondi del programma europeo di rimpatrio e debba prendere un volo tedesco o olandese

Bloccato da due mesi in Arabia Saudita chiede alla Farnesina come fare per rientrare a Perugia e la risposta è sconcertante: “Prendi un aereo”.

È la disavventura denunciata, tramite social, Giuseppe Cerbone: “Per carità alcuni paesi forse economicamente sono messi meglio di noi, e sicuramente hanno meno connazionali da rimpatriare in giro per il mondo. Però poi senti che i sauditi rientrano gratis da qualsiasi parte del mondo, la Germania, il Belgio e la Francia fanno rientrare i loro connazionali con voli a prezzi normali o piu bassi del normale perché utilizzano il programma europeo di solidarietà ‘Union civil protection mechanism – inizia lo sfogo di Cerbone - Allora mi chiedo come mai ci deve essere un’Europa di serie A capace di far tornare migliaia di cittadini a prezzi normali e con tanti voli disponibili ogni settimana, ed un’Europa di serie B (noi) che non è capace di sfruttare questa possibilità dell’Unione Europea?”.

E tra i Paesi di serie B sembrerebbe esserci proprio l’Italia visto che “sono oltre 2 mesi che sono bloccato in Arabia Saudita (partito ad inizio febbraio per motivi lavorativi), e fino ad oggi l’Italia non è stata capace di organizzare un solo volo di rimpatrio da questo paese, nonostante siano molti gli italiani bloccati qui come me”.

Il racconto di Giuseppe prosegue elencando le proposte fatte dalla Farnesina a lui come ad altri italiani: “Ci sono stati proposti dall’ambasciata solo voli di compagnie tedesche o francesi a prezzi mai inferiori ai 1.200-1.300 euro e con almeno 1-2 scali in giro per l’Europa stando 22-23 ore negli aeroporti per poi arrivare in Italia – dice Cerbone - La Farnesina risponde che non prevedono voli e che bisogna anche ringraziare se ce n’è qualcuno con vari scali a 1.200 euro”.

La domanda che pone Cerbone è semplice: “È normale tutto ciò?”.

No. All’emergenza si aggiunge anche l’urgenza, perché “il 4 maggio la mia azienda deve riaprire, i miei 15 dipendenti devono tornare a lavoro – scrive su Facebook - Anzi no, dobbiamo iniziare a ripagare tutto… Anzi no, già stiamo continuando a pagare tutto, tasse, Inps, Inail. Però un volo della nostra compagnia di bandiera che adesso è di nuovo tutta di proprietà nazionale, no. Quello non si può organizzare, troppo costoso perché le nostre e le mie tasse servono per pagare i dirigenti di Alitalia, e non il volo per venirci a prendere in un altro paese durante una pandemia”.

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Lo sfogo si conclude con un ringraziamento al personale dell’ambasciata dove “sono sempre molto gentili, ma purtroppo loro non possono farci tanto”, una frecciatina, invece, va al ministero degli Esteri e che “non si facessero tanto belli in tv o sui social a dire che stanno facendo rientrare gli italiani, perché non è cosi, almeno non è proprio come dicono loro”.

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