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Nuova vita per il Cinema Lilli, c'è chi dice no: "Progetto da bocciare, troppi errori"

Sul progetto di riuso del cinema-teatro Lilli, sentiamo il parere (sempre motivato e autorevole) di Rino Fruttini, manager di rango e storico della Vetusta

Sul progetto di riuso del cinema-teatro Lilli, sentiamo il parere (sempre motivato e autorevole) di Rino Fruttini, manager di rango e storico della Vetusta.

Afferma: “Non mi fido molto dei progetti di ristrutturazioni, di interventi di manutenzione straordinaria, di riconversioni di destinazioni d'uso, e quant'altro in materia di edilizia con vincoli architettonici e di marketing territoriale in genere, pensati e predisposti con l'ausilio di amministrazioni comunali perugine, compresa quella attuale”.

E motiva con riflessioni di carattere storico la propria contrarietà: “Tutta l'area degli edifici di largo Garibaldi, progettati e realizzati in parte dall'architetto Dino Lilli negli anni '50, aveva una sua valenza di centro direzionale, poi integrato come piattaforma intermodale, nella quale il Cinema Lilli e i comparti di civile abitazione ed uffici avevano un loro ruolo, validato da decenni di consolidamento funzionale verso il terziario alberghiero”.

E sulle ipotesi attuali che dice?

Sembrerebbe di capire che questo progetto vada a ridurre l'area/superficie della sala cinematografica, a vantaggio di altre funzioni, come quella dei servizi bancari e del tempo libero”.

Esatto. Ma cosa c’è che non va? Non piacciono le banche?

“Dubito molto del possibile successo  di una simile soluzione, dal momento che l'esercizio delle funzioni bancarie è sempre più orientato all’"on line" (home banking); e di attività di ristorazione “mordi e fuggi" ne abbiamo anche troppe, in tutto il Centro Storico  perugino”.

A Perugia sono stati compiuti, in passato, altri errori?

“Negli anni ’70, una delle tante amministrazioni di sinistra decretò la distruzione delle scale di Via Bartolo. Fu una debacle, anch’essa iconoclasta, funzionale al progresso della viabilità motoria di utenti privati su gomma. Una contraddizione ideologica per chi, come il Sindaco di allora, avrebbe dovuto prediligere il mezzo pubblico a quello privato”.

Altre sviste amministrative?

“Per arrivare fin quasi ai giorni nostri: un’area come quella di Fontivegge, con la denominazione di “Broletto” (per la struttura a torri), nata negli anni ’80, dopo pochi decenni ha bisogno di un intervento di bonifica funzionale (troppi spacciatori e soggetti “border line”) e straordinaria manutenzione, se non di ristrutturazione, quando ancora la struttura originaria non è stata completata con il cosiddetto ‘steccone’ di nord est”.

Quali le più forti obiezioni sul recupero-riuso del Lilli?

“Mi si dovrà dare atto della legittimità di sollevare mille obiezioni. Infatti, il problema del Centro Storico di Perugia (l’area del Lilli ne fa parte a tutti gli effetti), non è architettonico di breve periodo, di maquillage parziale, di soppalchi a razionalizzare metri cubi di volume”.

Già. Considerando che di invenduto, nel settore immobiliare, ce n’è a iosa. Qual è allora la questione?

“Il problema è di fondo sta nel fatto che la valorizzazione del Centro Storico deve partire dalla constatazione che i residenti sono scesi a 8.000 anime, da oltre 40.000 di qualche decennio fa; le attività commerciali e artigianali di altrettanto (in percentuale); le superfici sfitte sono il 50% del totale; il degrado si fa sentire impellente ad ogni ora del giorno ed a ogni angolo del suo perimetro”.

Cosa occorrerebbe?

“Un attivo presidio del territorio, difeso in modo omogeneo dagli unici che ne possono garantire la salvaguardia: residenti, artigiani, commercianti. Tutti gli altri utenti, compresi gli addetti all’apparato della ‘Pubblica amministrazione allargata’ sono dei corpi estranei. Nel mio blog: www.rino.fruttini.it sto tentando di lanciare qualche spunto progettuale, avendo ben chiaro il problema che ci si pone di fronte. Che è ben altro dalla semplice attrattività, a guisa di un'area espositivo-commerciale, con tutti gli oneri e implicazioni di logistica che essa comporta”.

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