Celebrazione in memoria della liberazione di Perugia (14 settembre 1860). Una giornata tutta… alla bersagliera

Prima mattinata a Monteluce, poi la celebrazione liturgica alla chiesa di S. Antonio abate in corso Bersaglieri (un nome che ricapitola la storia cittadina)

Celebrazione in memoria del 14 settembre 1860. Una giornata perugina… alla bersagliera. Giornata scandita da eventi (da non perdere) che punteggiano memorie tutte di corsa. Prima mattinata a Monteluce, poi la celebrazione liturgica alla chiesa di S. Antonio abate in corso Bersaglieri (un nome che ricapitola la storia cittadina), poi Porta Santa Margherita da dove sfondarono gli zappatori di Sardegna (e cadde, ventenne, il capitano piemontese Tancredi Ripa di Meana). 

Quindi, nel pomeriggio, al cimitero monumentale, davanti al cippo, ormai illeggibile e ben ripulito, poi il Salone d’Onore di Palazzo Donini, conferenze, musica in piazza con la fanfara. Siamo stati al Borgo, dove l’Inviato Cittadino è cresciuto, potendo addirittura assistere alle manifestazioni del centenario, in quel mitico 1960. Intorno alla Porta S. Antonio, afflusso di borgaroli, di rappresentanti militari dell’esercito e dell’Associazione Nazionale Bersaglieri. Mancava la tromba, al momento della deposizione della corona davanti al monumento al bersagliere. “Ma la migliore tromba – dice il generale Franco Stella – è il battito all’unisono dei cuori, in nome e memoria dei caduti per la Patria”.

“È una data importante – dice Francesco Pinelli, presidente dell’Associazione Porta Pesa-Borgo S. Antonio – che fa coincidere il decimo anniversario di vita dell’associazione col 160.mo di quella storica data del 14 settembre 1860”. “Data identitaria e fondativa – gli fa eco Leonardo Varasano, assessore comunale alla Cultura – sentita dalla città tutta. Tanto che anche la prima pietra, posata su terreno del Policlinico di Monteluce, porta iscritta la data del 14 settembre 1910”.

“Fu una lotta di popolo – aggiunge Pinelli – non solo un evento militare. Furono anche i sopravvissuti del 1859 a rimettersi in gioco l’anno dopo”. E ricorda in proposito la collaborazione dei borgaroli alle truppe piemontesi. La storia popolare, tramandata attraverso l’oralità delle classi subalterne, riferisce di una donna, detta Bachina, che avrebbe informato gli esploratori e, addirittura, aperto le ante della Porta. Clou della manifestazione di stamane, la scopertura della lapide da parte del generale Stella e di Nicola Tassini. Quando, destino avverso, si rompe il filo per tirare la bandiera, ma i borgaroli sono pronti a fornire una scala e tutto si riconduce alla normalità.

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Il muro adiacente è stato ripulito da scritte ed erbacce, la canellina risistemata e la nicchia ritinteggiata. Tutto lindo, non senza fatica e sacrificio… di una disponibile signora. La pietra porta la scritta: “Qui, il 14 settembre del 1860, il ‘popolo del Borgo’ sostenne l’avanzata dei bersaglieri per la liberazione di Perugia, aprendo loro questa Porta della città sotto l’infuriare della battaglia contro le truppe pontificie”. “Nel 160.mo anniversario dell’unificazione di Perugia all’Italia, qui pose l’Associazione Borgo S. Antonio Porta Pesa”. La storia scritta sui muri. A futura memoria. Non è un caso che l’evento si chiami, appunto, “Memorie per il futuro”.

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